
(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - (Veduta di Mogadiscio)
La Somalia scivola in una fase di profonda incertezza strategica. A una settimana dalla scadenza formale del mandato quadriennale del Presidente Hassan Sheikh Mohamud – avvenuta lo scorso 15 maggio e contestata dalle opposizioni e da diversi Stati federali – il Paese vive un pericoloso “vuoto” di legittimità che rischia di paralizzare l’azione governativa proprio mentre l’emergenza umanitaria tocca nuovi livelli di guardia.
Lo stallo politico Il nodo del contendere resta la validità delle recenti modifiche costituzionali, che hanno esteso il mandato presidenziale e parlamentare da quattro a cinque anni. Mentre il governo federale sostiene la piena operatività della nuova normativa, il Somali Future Council e i leader di regioni chiave, come Puntland e Jubbaland, respingono la legittimità dell’estensione, avvertendo che la Somalia è entrata in un territorio di “doppia autorità” che minaccia la tenuta dell’intero assetto statale.
L’emergenza umanitaria L’impasse politica si riflette drammaticamente sulla tenuta sociale. Secondo gli ultimi report dell’ONU (IPC), circa 6 milioni di somali – quasi un terzo della popolazione – versano in condizioni di grave insicurezza alimentare. Particolare allarme desta il distretto di Burhakaba, dove gli esperti segnalano un rischio concreto di carestia (fase IPC 5). La crisi è esacerbata dal netto calo dei finanziamenti internazionali e dall’impatto indiretto delle tensioni geopolitiche globali, che hanno fatto lievitare i prezzi di carburanti e generi alimentari.
Il fronte sicurezza In questo scenario di frammentazione, al-Shabaab continua a sfruttare le crepe del sistema per mantenere la propria capacità offensiva. L’operazione condotta oggi dall’intelligence somala (NISA) nella regione dell’Hiiraan, che ha portato all’eliminazione di 26 miliziani, è l’ultimo tentativo del governo di Mogadiscio di riaffermare il controllo sul territorio. Tuttavia, gli analisti avvertono che, senza una ricomposizione del quadro politico interno, la risposta militare rischia di rimanere un argine temporaneo in un contesto di crescente fragilità strutturale