(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - Un libro sui rapporti Brasile-Santa Sede ci parla dell'influenza italiana anche nella religione
Il Brasile, Paese-continente detentore di numerosi primati dovuti alle sue dimensioni e alla sua ricchissima bio-diversità, può anche vantare due "record mondiali" che riguardano da vicino proprio la storica presenza italiana a queste latitudini: stiamo infatti parlando della nazione dove vive la più grande collettività di italo-discendenti ma anche della più numerosa comunità di persone di religione cattolica.
Il Brasile arriva alla Repubblica dopo una lunga esperienza di monarchia cattolica, segnata da una relazione molto stretta tra potere temporale e potere spirituale. La proclamazione della Repubblica nel 1889 e la successiva separazione sancita dalla Costituzione del 1891 non danno luogo, secondo l'autore, a una cancellazione della funzione pubblica del cattolicesimo, ma piuttosto a una sua riorganizzazione, a una ridefinizione della sua presenza nella società e nella politica; la nuova fase repubblicana apre le condizioni per quello che, riprendendo una formula di Gilberto Freyre, può essere letto come un vero e proprio rinascimento cattolico. In altre parole, la fine dell'unione organica tra trono e altare non produce la marginalizzazione della Chiesa, ma crea lo spazio per una nuova intesa tra mondo cattolico e ordine repubblicano.
È un passaggio storico molto interessante anche per chi oggi si interroga sul significato della laicità. Questo libro ci ricorda infatti che la laicità non coincide necessariamente con l'indifferenza verso il ruolo pubblico delle culture religiose, e che il rapporto tra Stato e religione può assumere nel tempo forme diverse, non riducibili a schemi ideologici troppo rigidi.
Ma questo saggio non parla soltanto di istituzioni, di diplomazia o di rapporti tra élite. Ci descrive la società che cambia, i movimenti migratori, e soprattutto l'arrivo di migliaia di europei e, in modo particolare, degli italiani. Non a caso uno dei capitoli è dedicato alla questione migratoria, alla missione di Scalabrini in Brasile e al ruolo del clero secolare italiano.
È un richiamo a una storia comune, a una lunga stagione in cui l'emigrazione italiana ha contribuito non soltanto allo sviluppo economico e sociale del Brasile, ma anche alla costruzione di reti culturali, religiose e civili che hanno lasciato un segno profondo. In questa prospettiva, il libro di Jair Santos restituisce con grande efficacia la complessità del nesso tra migrazione, identità, appartenenza nazionale e organizzazione ecclesiale.
Molto interessante è anche la prospettiva da cui questa storia viene raccontata. L'autore guarda al Brasile non solo dall'interno, ma anche dall'osservatorio della Santa Sede, seguendo l'azione della diplomazia pontificia, dei nunzi, della curia romana e delle reti ecclesiastiche che legano Roma a Rio de Janeiro e a San Paolo. Questo approccio rende il volume particolarmente ricco, perché ci fa vedere il Brasile come parte di una vicenda internazionale più ampia, inserita nei grandi movimenti del cattolicesimo tra Ottocento e Novecento.
I rapporti tra religione e politica non vanno mai letti in modo meccanico, né in chiave puramente apologetica, tantomeno conflittuale. Sono rapporti che cambiano, si adattano, si ridefiniscono alla luce delle trasformazioni storiche. Ed è proprio questa capacità di restituire la storia nella sua concretezza, senza forzarla dentro formule ideologiche, che rende questo saggio particolarmente apprezzabile; un contributo alla storia dei rapporti Brasile-Santa Sede ma anche un invito a riflettere in modo più maturo sui processi di formazione dello Stato moderno, sul pluralismo, sulla funzione pubblica delle tradizioni religiose e sul ruolo che la memoria storica può avere nella vita democratica.
