
(AGENPARL) - Roma, 21 Maggio 2026 - “Il Consiglio di Sicurezza non deve rimanere silente o indifferente di fronte alle minacce quotidiane del presidente degli Stati Uniti Donald Trump”. È l’accusa lanciata dall’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, durante la riunione dedicata alla “Protezione dei civili”.
Iravani ha puntato il dito contro quella che definisce una “guerra non provocata”, iniziata lo scorso 28 febbraio, denunciando non solo la retorica bellicista di Washington, ma una vera e propria sistematica violazione del diritto internazionale umanitario.
Le minacce di Trump e la “distruzione della civiltà”
L’ambasciatore ha ripercorso le recenti dichiarazioni del presidente USA, definendole un pericoloso precedente che mina la stabilità globale:
- La minaccia di ridurre l’Iran “all’età della pietra”.
- La volontà dichiarata di colpire infrastrutture energetiche, economiche e industriali.
- Il mirino puntato su scienziati nucleari e alti funzionari.
“La normalizzazione di tale retorica incendiaria da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza è inaccettabile”, ha dichiarato Iravani, definendo gli attacchi attuali come una minaccia alla sopravvivenza stessa della civiltà iraniana.
Il caso della scuola di Minab: “Crimini di guerra”
Il momento di massima tensione nel discorso è stato il riferimento agli attacchi alle infrastrutture civili. Iravani ha citato esplicitamente l’attacco a una scuola femminile a Minab, che ha provocato la morte di oltre 168 studenti.
“Questi non sono danni collaterali; sono crimini di guerra sistematici”, ha tuonato l’inviato iraniano, collegando la situazione in Iran a quanto già accaduto a Gaza e in Libano.
La posizione dell’Iran: “Legittima autodifesa”
In risposta alle accuse di illegalità mosse contro Teheran, Iravani ha respinto ogni contestazione, ribadendo che le azioni delle forze armate iraniane – inclusi i recenti attacchi contro obiettivi strategici in regione – rientrano nel diritto intrinseco di autodifesa.
Iravani ha infine denunciato l’impasse del Consiglio di Sicurezza, accusando un “membro permanente” di ostruzionismo attivo, il che impedirebbe all’organo internazionale di adempiere al suo obbligo giuridico vincolante di protezione dei civili in questo conflitto.