(AGENPARL) - Roma, 16 Maggio 2026 - C’è un filo rosso che unisce bonifici verso società estere, fondi agricoli dirottati, crediti fiscali mai esistiti e crypto-asset provenienti da gruppi paramilitari. È un filo che attraversa l’Italia, l’Europa e il Sud-Est asiatico, e che racconta come il riciclaggio di denaro e le frodi finanziarie stiano cambiando pelle. Non più schemi rudimentali, ma architetture complesse, costruite per sfruttare ogni zona grigia del sistema finanziario globale.
È quanto emerge da una serie di analisi dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), che ha ricostruito operazioni sospette per centinaia di milioni di euro, spesso impossibili da individuare senza una cooperazione internazionale serrata. Il Rapporto Annuale UIF 2026 (relativo all’attività svolta nel 2025) registra un nuovo record assoluto con 163.888 Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) analizzate, pari a un incremento del 13,9% rispetto all’anno precedente. I dati confermano il progressivo calo dell’uso del contante a favore di schemi finanziari complessi e cross-border. I punti salienti della Relazione UIF e del quadro antiriciclaggio includono:
Crescita delle Segnalazioni: L’aumento è stato trainato dall’adozione di sistemi di classificazione automatica da parte degli intermediari. Finanziamento del Terrorismo: Le segnalazioni per terrorismo si mantengono su livelli stabili e marginali, oscillando tra lo 0,1% e lo 0,3% del totale. Trend Operativi: Il Quaderno della casistiche di riciclaggio evidenzia un forte ricorso a cripto-asset, transazioni cross-border e frodi informatiche, oltre alle classiche anomalie legate all’evasione fiscale e alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Il sistema si è evoluto anche a seguito del nuovo Mutual Evaluation Report (MER) del GAFI (FATF), che impone una più stretta collaborazione tra le Unità di Informazione Finanziaria a livello globale, le normative ed i controlli cambiano e si adeguano per superare nuove sfide, i metodi criminali si evolvono velocemente. Vediamo le varie attività illecite riassunte nel Rapporto Annuale UIF 2026 relativo all’attività svolta nel 2025, che riassume alcuni esempi di attività criminale di riciclaggio.
Alfa, la “banca fantasma” che riciclava milioni dall’Italia all’Asia.
Il caso più emblematico riguarda Alfa, società con sede in Europa occidentale che per anni si è presentata come banca o istituto di pagamento. Sul suo sito, nelle interviste del suo titolare Tizio, nelle dichiarazioni ai clienti: Alfa era una realtà finanziaria a tutti gli effetti. Peccato che non fosse vero.
Consultando i registri EBA, la UIF ha scoperto che Alfa non era né banca né istituto di pagamento: era solo agente di un PSP del Nord Europa. Eppure, riceveva bonifici ricorrenti da imprese italiane coinvolte in frodi fiscali, truffe sui bonus edilizi, abusi di fondi PNRR, attività di underground banking legate a reti asiatiche.
Le causali dei bonifici parlavano di “giroconti” o “numeri di conto”, formule vaghe che mascheravano trasferimenti milionari. Il PSP che ospitava il conto di Alfa l’aveva classificata come “società finanziaria”, applicando controlli semplificati. Da lì, i fondi venivano inviati verso il Sud-Est asiatico tramite un conto di corrispondenza in un altro Paese europeo.
Una Joint Analysis con le FIU europee ha permesso di ricostruire un flusso complessivo di centinaia di milioni di euro, raccolti da Alfa e smistati in tutto il mondo. Un vero e proprio servizio professionale di riciclaggio, costruito su una rete di società in giurisdizioni opache e su una frammentazione dei flussi pensata per disorientare i controlli. Settori interessati dalle attività illecite sono i più disparati eccone alcuni esempi.
Fondi agricoli trasformati in parcelle private. Tutti i settori sono raprresentati in questo rapporto.
Non meno significativo il caso dei contributi destinati all’agricoltura. In una regione italiana, due aziende agricole – Alfa e Gamma – ricevevano regolarmente fondi pubblici. Ma invece di investirli in attività produttive, li trasferivano quasi subito ad una società di ingegneria, un professionista, Tizio o altre società collegate alla sua famiglia. Il denaro pubblico seguiva un percorso circolare: dalle aziende agricole a Delta, da Delta a Tizio, da Tizio alla società Beta intestata ai suoi figli, e da Beta di nuovo verso Alfa ed Epsilon. Un circuito chiuso, costruito per svuotare i conti delle aziende agricole e convogliare i fondi verso un unico beneficiario.
Crediti fiscali fantasma e cartolarizzazioni mai nate
Il mondo dei bonus edilizi ha aperto la strada a un’altra forma di frode: la creazione di società di consulenza e veicoli di cartolarizzazione (SVC) privi di competenze reali. Due società, Alfa e Beta, ricevevano compensi elevatissimi da imprese edili per strutturare operazioni di cessione di crediti fiscali. Operazioni che, però, non sono mai state avviate. I fondi venivano poi trasferiti all’estero, su conti intestati ad un imprenditore straniero, Mevio, già noto per precedenti segnalazioni. Le SVC coinvolte erano state persino pubblicizzate online addirittura in Gazzetta Ufficiale, ma sono risultate prive del “servicer” previsto dalla legge: un dettaglio che ha portato alla loro cancellazione dagli elenchi ufficiali. Dietro queste società si nascondevano soggetti giovanissimi o molto anziani, privi di esperienza: prestanome utilizzati per dare una facciata di legittimità a un sistema costruito per drenare denaro.
Crypto e trasferimenti informali: l’ombra del terrorismo
Il capitolo più delicato riguarda le criptoattività. In un altro resoconto degli investigatori si parla di una donna nordafricana residente in Italia, Tizia, ha ricevuto crypto-asset da un address riconducibile a un’organizzazione paramilitare sottoposta a sanzioni internazionali per terrorismo.L’analisi del suo wallet ha rivelato: scambi continui con connazionali in Italia, invii verso il suo Paese d’origine, collegamenti con soggetti indagati per migrant smuggling, trasferimenti verso un wallet riconducibile a una società sudamericana attiva nel gaming.
Il quadro suggerisce l’esistenza di un sistema informale di trasferimento fondi, una sorta di hawala digitale che sfrutta la difficoltà di tracciare i movimenti sulla blockchain. Un sistema che potrebbe essere esposto non solo a traffici migratori, ma anche a rischi di finanziamento del terrorismo.
Riassumendo si tratta di un ecosistema criminale che cambia più velocemente delle norme, in continua evoluzione, per la sua raffinata complessità e la capacità di adattarsi ai più disparati strumenti finanziari. Dai casi analizzati emerge un dato chiaro: la criminalità economica si sta trasformando. Non agisce più ai margini del sistema, ma dentro il sistema, sfruttandone ogni vulnerabilità. C’è di tutto: società estere che si fingono istituti finanziari, prestanome e imprese “apri e chiudi”,fondi pubblici dirottati, crediti fiscali fittizi, crypto usate come canale parallelo, PSP compiacenti e conti di corrispondenza, giurisdizioni opache e normative non armonizzate che sfruttano falle o incongruenze normative.
È un mondo in cui il riciclaggio diventa un servizio, le frodi si professionalizzano e i confini nazionali non esistono più. Per contrastarlo, servono strumenti tecnologici avanzati, cooperazione internazionale e una capacità di lettura dei fenomeni che tenga il passo con la rapidità con cui questi schemi si evolvono.
