
(AGENPARL) - Roma, 15 Maggio 2026 - contro frontale tra Donald Trump e la Repubblica Islamica dell’Iran sulla questione nucleare. Il Presidente statunitense, parlando a bordo dell’Air Force One di rientro dalla Cina, ha dichiarato di essere aperto a una sospensione di 20 anni delle attività nucleari iraniane, definendola una soluzione possibile a patto di un “impegno reale” da parte di Teheran.
Il “dietro le quinte” della proposta
Tuttavia, secondo fonti vicine alla leadership iraniana e rilanciate dall’agenzia Tasnim, la realtà diplomatica sarebbe diversa: la proposta dei 20 anni sarebbe nata proprio dagli Stati Uniti e sarebbe già stata fermamente rispedita al mittente dall’Iran. Teheran accusa Trump di voler presentare come una concessione americana quello che è, di fatto, un tentativo di imporre condizioni unilaterali.
Le “precondizioni” di Teheran
L’Iran ha chiarito che non intende discutere i dettagli del dossier nucleare se prima non verranno soddisfatte richieste considerate “non negoziabili”. Secondo i testi consegnati al mediatore pakistano, l’Iran esige:
- Fine della guerra su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano.
- Sblocco immediato dei fondi iraniani congelati all’estero.
- Revoca completa delle sanzioni e impegno formale degli USA in tal senso.
- Riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz e fine del blocco navale.
- Ritiro delle forze militari statunitensi dalle aree circostanti l’Iran e risarcimento per i danni di guerra.
Uno stallo pericoloso
La posizione iraniana è netta: senza la fine dell’assedio economico e militare, non ci sarà alcun passo indietro sull’arricchimento dell’uranio. Lo stallo arriva proprio mentre la tregua regionale appare sempre più fragile, con Trump che minaccia di “finire il lavoro” se l’Iran non accetterà i termini americani. La risposta di Araghchi e dei vertici iraniani suggerisce che Teheran, forte del sostegno strategico di Mosca e Pechino, non intende cedere ai “diktat” della Casa Bianca