(AGENPARL) - Roma, 15 Maggio 2026 - Il Presidente USA rientra da Pechino e frena sull’accordo da 14 miliardi per la difesa dell’isola: “Rispetto Xi, ma parlerò con chi gestisce Taiwan”. Pechino avverte: “Rischio scontro diretto”.

l vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping si chiude con un grande “punto interrogativo” che vola sopra il Pacifico. A bordo dell’Air Force One, di rientro dalla missione in Cina, il Presidente degli Stati Uniti ha chiarito che la partita su Taiwan è tutt’altro che chiusa, nonostante le pressioni dirette del leader cinese.
Il nodo delle armi Al centro della contesa c’è un pacchetto di forniture militari da 14 miliardi di dollari (sistemi Patriot e NASAMS) che Taipei aspetta con urgenza. Xi Jinping, durante i colloqui a Zhongnanhai, è stato categorico: sostenere l’indipendenza dell’isola significa scegliere il “confronto diretto” con Pechino. Trump, però, non ha ceduto: “Prenderò una decisione”, ha detto ai giornalisti, aggiungendo che prima “devo parlare con la persona che in questo momento gestisce Taiwan”, riferendosi a Lai Ching-te senza citarne il titolo.
Diplomazia transazionale L’approccio di Trump resta quello del “deal”. Da un lato esprime “grande rispetto” per Xi Jinping e celebra gli accordi raggiunti su Boeing e tecnologia; dall’altro, usa il dossier Taiwan come leva negoziale. “Penso che staremo bene”, ha minimizzato Trump rispondendo ai timori di Pechino, convinto che Xi non voglia davvero uno scontro totale.
Cosa cambia ora La dichiarazione di Trump sposta l’asse della tensione. Non c’è più la linea ideologica della vecchia Washington, ma una gestione pragmatica: le armi a Taiwan diventano una variabile legata agli equilibri con Pechino e, forse, al supporto che la Cina darà (o meno) sugli altri fronti caldi, come quello dell’Iran.
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