(AGENPARL) - Roma, 13 Maggio 2026 - Roma, 13 mag. – "Sul nucleare il Governo sta chiedendo al Parlamento una delega troppo ampia e troppo indeterminata. Una scelta di questa portata non può essere costruita con formule generiche, slogan sulla sostenibilità e rinvii ai decreti attuativi. Prima di chiedere poteri al Parlamento, il Governo deve presentare numeri, tecnologie, costi, tempi, localizzazioni, modello di finanziamento, impatto sulle bollette, gestione dei rifiuti e ruolo dei territori". Così Emma Pavanelli, Antonino Iaria ed Enrico Cappelletti, deputati M5S, sull'Atto Camera 2669 in materia di energia nucleare. "Il Governo riapre una scelta che i cittadini hanno già respinto politicamente, senza un percorso pubblico trasparente e senza un nuovo mandato chiaro. Non siamo davanti a una strategia energetica compiuta. Siamo davanti a una delega che lascia aperti tutti i nodi essenziali: quale tecnologia si intende adottare, quali impianti, dove saranno localizzati, chi pagherà gli investimenti e quali garanzie avranno famiglie e imprese sulle bollette. Anche l'espressione 'nucleare sostenibile' viene usata in modo troppo generico. La sostenibilità non si dichiara. Si dimostra. Nel testo mancano condizioni verificabili su costi, sicurezza, ciclo dei rifiuti, tempi reali, governance, controlli indipendenti e responsabilità. Gli SMR e le tecnologie avanzate vengono presentati come soluzione pronta, ma oggi restano una promessa industriale, non un dato consolidato su larga scala. C'è poi il tema dei rifiuti radioattivi. L'Italia deve ancora chiudere pienamente l'eredità del vecchio nucleare. Prima di aprire un nuovo ciclo, il Governo dovrebbe spiegare come intende gestire quello precedente. Lo stesso vale per i territori: il testo non chiarisce il ruolo di Regioni, Comuni e comunità locali in scelte che incidono su pianificazione, ambiente, sicurezza e salute pubblica. Il nucleare non elimina automaticamente la dipendenza energetica. Rischia di spostarla su tecnologie, combustibile, filiere, brevetti e competenze che oggi l'Italia non controlla pienamente. Il Governo è in grado di dire quale nucleare vuole fare, con quali soldi, in quali tempi e con quale impatto sulle bollette? Senza queste risposte non siamo davanti a una politica energetica. Siamo davanti a propaganda industriale in purezza caricata sulle spalle del Parlamento e, domani, forse anche dei cittadini".
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