(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - Il diritto di esistere e di professare la propria fede è sotto attacco in territorio palestinese, ma la radice del problema è politica. Lo ha dichiarato Michael Lynk, già Relatore speciale delle Nazioni Unite, sottolineando come il sistematico bersagliamento della comunità cristiana sia indissolubilmente legato alla loro identità di palestinesi.
Secondo Lynk, l’attuale linea governativa israeliana punta a una progressiva cancellazione della presenza palestinese, senza distinzioni confessionali. Un allarme che trova riscontro nell’escalation di violenze perpetrate dai coloni, spesso nel silenzio delle autorità.
La deriva regionale: dal caso Gerusalemme al fronte libanese
Il quadro descritto da Lynk non è isolato. Analisti e fonti d’agenzia (come la NNA) segnalano una crescente precarietà delle comunità cristiane anche nel vicino Libano. Se in Palestina l’attacco è legato all’identità nazionale, oltre il confine libanese i cristiani si trovano stretti tra l’instabilità politica interna e le conseguenze dei recenti raid.
In entrambi i casi, il rischio è quello di un progressivo svuotamento di una presenza storica millenaria. A Gerusalemme, Lynk ha evidenziato come le indagini sull’assalto a una suora nella Città Santa siano state avviate solo dopo pressioni internazionali, mentre quest’anno, per la prima volta in secoli, è stata impedita la celebrazione di storici rituali cristiani.
Insediamenti e Diritto Internazionale
L’ex funzionario ONU ha ribadito che la creazione di insediamenti civili in territori occupati configura un crimine di guerra, denunciando l’assenza di una reale accountability internazionale.
Lynk ha infine espresso rammarico per la tiepida reazione della comunità globale, definendo “limitate” le risposte istituzionali nonostante la vasta presenza cristiana nel mondo e la gravità delle violazioni documentate che colpiscono trasversalmente il Levante.
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