(AGENPARL) - Roma, 8 Maggio 2026 - "La tanto annunciata riforma della portualità, che il Governo continua a presentare come una svolta storica per il sistema dei porti italiani, si sta rivelando un'operazione costruita su basi fragili. Stiamo esaminando il nuovo testo dopo le modifiche apportate a quello approvato il 22 dicembre e continueremo ad approfondirne i contenuti, ma emergono già elementi che ne evidenziano l'incoerenza", dichiara la vicepresidente del gruppo PD alla Camera Valentina Ghio
"La contraddizione più evidente riguarda il capitale della nuova Porti d'Italia S.p.A.: sulla carta le vengono attribuite funzioni sempre più ampie e strategiche, ma oggi il capitale previsto passa da 500 milioni a 10 milioni di euro. Una riduzione drastica a dir poco, arrivata dopo le proteste dei territori e del cluster portuale contro la sottrazione di risorse indispensabili a investimenti e operatività locali. Se la nuova società dovrà davvero svolgere i compiti previsti dalla riforma, e non trasformarsi in un semplice contenitore politico e poltronificio, avrà inevitabilmente bisogno di risorse consistenti. Il Governo, però, tenta di aggirare il problema scaricando il peso economico sui territori, affidando alla Conferenza dei presidenti delle Autorità di sistema portuale il compito di stipulare convenzioni, e quindi anche per reperire le risorse necessarie al funzionamento della società. In sostanza, dopo aver ridotto formalmente il capitale per placare le proteste, si rischia di sottrarre comunque fondi ai porti rigirando la frittata ai Presidenti. Un meccanismo opaco che scarica responsabilità politiche e finanziarie sulle Autorità portuali, mettendo a rischio investimenti, manutenzioni e sviluppo dei singoli scali", prosegue Ghio.
"Siamo davanti all'ennesima riforma annunciata con toni trionfalistici ma priva di una reale sostenibilità economica e senza una visione chiara del rapporto tra governance nazionale e autonomia dei territori portuali. Il rischio concreto è quello di produrre nuova confusione, ulteriore burocrazia e sovrapposizioni amministrative, esattamente il contrario delle semplificazioni annunciate. Resta inoltre sullo sfondo un progressivo svuotamento delle funzioni e dell'autonomia delle Autorità di sistema portuale, con un ruolo sempre più marginale per Regioni e città portuali. Continueremo ad analizzare il testo e a verificarne nel dettaglio tutte le conseguenze, ma il primo impatto evidenzia già incertezza, confusione e una profonda mancanza di chiarezza sull'effettiva sostenibilità dell'impianto normativo", conclude.
Roma, 8 maggio 2026