(AGENPARL) - Roma, 8 Maggio 2026 - Porto di Ancona, Ancona Porto Futuro: “L’Adriatico investe, competere non è più rinviabile”
Dall’associazione dei servizi tecnico-portuali un nuovo richiamo alla necessità di accelerare sulle opere strategiche dello scalo. “Il traffico crocieristico è parte della blue economy: rinunciare agli investimenti significherebbe perdere centralità nel sistema adriatico”
Mentre lungo tutto l’Adriatico si consolida una fase di forte espansione degli investimenti nel settore portuale e del turismo via mare, il porto di Ancona si trova davanti a un passaggio critico per il proprio posizionamento competitivo. È da questa considerazione che “Ancona Porto Futuro”, associazione promossa dai servizi tecnico-portuali dello scalo dorico, rilancia con forza – ma con approccio tecnico e non polemico – la necessità di portare avanti il programma di sviluppo infrastrutturale già previsto per la Darsena Fincantieri. Una posizione che nasce da una preoccupazione precisa: il rischio che Ancona resti indietro proprio mentre il sistema portuale adriatico sta vivendo una fase di accelerazione senza precedenti. “La questione non riguarda una singola opera – osserva Luca Cesaroni, portavoce di Ancona Porto Futuro – ma la capacità dello scalo di restare dentro le grandi traiettorie della blue economy. Oggi tutti i porti stanno investendo contemporaneamente su sostenibilità energetica, infrastrutture, traffico passeggeri e intermodalità. Restare fermi significherebbe perdere competitività”.
Le preoccupazioni si inseriscono in un contesto reso ancora più delicato dal definanziamento di oltre 100 milioni di euro destinati all’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Centrale, di cui oltre 50 milioni riferiti direttamente allo scalo di Ancona. Risorse che avrebbero dovuto sostenere dragaggi, adeguamenti infrastrutturali e opere strategiche per lo scalo. “Quando si interrompono o si rallentano investimenti di questa portata – prosegue Cesaroni – non è solo un tema amministrativo. È un tema industriale, perché il porto si gioca ogni giorno la propria attrattività rispetto agli altri scali del sistema adriatico”.
Il quadro competitivo emerge con chiarezza dai numeri degli investimenti in corso nei porti dell’Adriatico. Nel solo 2026 si stimano oltre 340 milioni di euro complessivi destinati al turismo via mare e alle infrastrutture portuali, di cui circa 252 milioni sulla sponda italiana e 90 milioni su quella balcanica. Nel dettaglio, il sistema italiano vede interventi diffusi e coordinati: a Ravenna circa 68 milioni di euro sono destinati alla nuova stazione marittima e all’elettrificazione del porto di Porto Corsini; Venezia concentra circa 90 milioni su sistemi di cold ironing tra città insulare, Porto Marghera e Fusina; Chioggia investe su elettrificazione e dragaggi per migliorare l’accessibilità nautica; Bari sta completando il nuovo terminal crocieristico da circa 11,5 milioni di euro; mentre Brindisi, Manfredonia e Barletta sono interessati da interventi sui fondali e sulla capacità di accoglienza. Sul versante balcanico, la Croazia guida una fase di espansione con circa 50 milioni di euro per il nuovo ACI Marina Rijeka a Porto Baroš, oltre 17 milioni per il terminal traghetti di Split, circa 8 milioni per il polo crocieristico di Sibenik e ulteriori interventi diffusi tra marina e porti turistici lungo la costa. “Questo quadro – sottolinea Cesaroni – dimostra che siamo dentro una competizione sistemica. L’Adriatico non è più una somma di porti, ma una piattaforma integrata di sviluppo turistico e logistico. E in questa piattaforma la componente crocieristica e passeggeri è sempre più centrale”.
Secondo “Ancona Porto Futuro”, è proprio qui il punto critico del dibattito locale: le crociere non rappresentano più un segmento separato, ma una leva strutturale della nuova economia del mare e dei territori che hanno l’opportunità di essere gli scali di queste navi. “Oggi il traffico crocieristico genera filiere economiche complete – continua Cesaroni – che coinvolgono logistica, trasporti, accoglienza, commercio e servizi. È un pezzo della blue economy ad alto moltiplicatore territoriale. Rinunciare o rallentare queste infrastrutture significa ridurre le opportunità di sviluppo dell’intero sistema economico locale”.
Il ragionamento si allarga quindi alla governance futura dello scalo, in una fase che il mondo portuale considera cruciale. L’imminente nomina di Mirco Carloni alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale viene letta dagli operatori come l’occasione per aprire una stagione ancora più pragmatica e orientata all’attuazione concreta delle opere strategiche. “Ci auguriamo che questa nuova fase – osserva Cesaroni – sia caratterizzata da pragmatismo, capacità di sintesi istituzionale e rapidità nell’attuazione degli interventi. Il porto ha bisogno di una guida in grado di trasformare la programmazione in realizzazione, recuperando ritardi e rafforzando il ruolo di Ancona nel sistema adriatico. È una sfida complessa, ma riteniamo che Carloni possa avere le competenze e l’esperienza necessarie per affrontarla e portarla a compimento, anche alla luce del percorso professionale, amministrativo e istituzionale maturato sia sul territorio che a Roma. Come Ancona Porto Futuro – conclude Cesaroni – saremo disponibili ad avviare un’interlocuzione costruttiva con la futura governance dell’Autorità Portuale, con spirito di collaborazione e nell’interesse dello sviluppo dello scalo e dell’intero territorio”.
Per “Ancona Porto Futuro”, il punto centrale resta uno: il posizionamento futuro dello scalo nel sistema economico del mare. “Ancona non può permettersi di perdere funzioni o traffici proprio mentre gli altri porti stanno consolidando investimenti e capacità operativa – conclude Cesaroni –. La sfida non è settoriale, ma sistemica: riguarda il ruolo dell’Adriatico centrale nella nuova geografia della blue economy europea. E in questo contesto, tutte le funzioni portuali – nessuna esclusa – devono essere messe in condizione di svilupparsi”.
