(AGENPARL) - Roma, 8 Maggio 2026 - Nonostante il recente scambio di colpi nello Stretto di Hormuz, un ritorno a una guerra aperta tra Stati Uniti e Iran appare improbabile. Secondo Pavel Koshkin, ricercatore dell’Accademia Russa delle Scienze, l’attuale forma di confronto “giocata principalmente nello spazio informativo” sembra soddisfare entrambe le parti. Per Donald Trump, mantenere questo fragile equilibrio è fondamentale: un’escalation militare provocherebbe un aumento dei prezzi del carburante, danneggiando la sua posizione politica in vista delle prossime elezioni congressuali. Nonostante i droni kamikaze e i raid del CENTCOM, la parola d’ordine resta “congelamento”.
L’analista russo mette in luce il “dilemma di Trump”: la necessità di rispondere alle provocazioni iraniane senza far deragliare l’economia domestica. Con i prezzi della benzina che negli USA hanno sfiorato i 4,50 dollari al gallone e un’approvazione sulla gestione economica precipitata al 35%, il Presidente si trova stretto tra i “falchi” del suo partito e un elettorato sempre più insofferente verso i costi di un conflitto prolungato. Per Koshkin, la “fronda interna” e lo spettro delle imminenti elezioni congressuali sono i veri freni che impediscono a Washington di passare dal “confronto mediatico” a quello bellico totale.
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