(AGENPARL) - Roma, 3 Maggio 2026 - Il governo iraniano ha consegnato agli Stati Uniti, agendo tramite la mediazione diplomatica del Pakistan, la propria risposta formale alla proposta in nove punti precedentemente avanzata da Washington per la gestione della crisi regionale. Il documento rappresenta una contromossa strategica che mira a ridefinire i termini del confronto diplomatico tra le due potenze, spostando l’asse della discussione su richieste più stringenti e definitive.
Dalla tregua temporanea alla fine definitiva delle ostilità
Il punto di divergenza più significativo rispetto alla bozza statunitense riguarda la tempistica e la natura stessa dell’impegno richiesto. Laddove Washington aveva prospettato un cessate il fuoco della durata di due mesi, Teheran ha risposto fissando un termine massimo di 30 giorni, sottolineando con fermezza che l’obiettivo prioritario non deve essere il semplice prolungamento di una tregua precaria, bensì la cessazione totale e definitiva della guerra su tutti i fronti interessati, incluso quello libanese.
I pilastri della proposta di Teheran per la stabilizzazione
Il piano articolato in 14 punti presentato dall’Iran delinea le condizioni strutturali ritenute necessarie per garantire una stabilizzazione duratura dell’intera area mediorientale. Tra le richieste fondamentali figurano l’ottenimento di garanzie formali di non aggressione e il ritiro delle forze militari statunitensi dalle zone circostanti il territorio nazionale, oltre alla cessazione del blocco navale e all’istituzione di un nuovo meccanismo di cooperazione per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Sul piano economico e sanzionatorio, la proposta iraniana esige la rimozione delle sanzioni internazionali, il rilascio immediato degli asset finanziari congelati all’estero e il pagamento di compensazioni per i danni subiti negli anni di conflitto. Il governo di Teheran ha confermato di essere attualmente in attesa di un riscontro ufficiale da parte di Washington in merito alle proposte presentate, definendo la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, come un requisito imprescindibile per qualsiasi accordo futuro.
