(AGENPARL) - Roma, 27 Aprile 2026 - Vertice Putin-Araghchi: Mosca si fa garante delle “linee rosse” di Teheran. Verso un nuovo regime legale per lo Stretto di Hormuz.
L’incontro di oggi a San Pietroburgo tra il Presidente Vladimir Putin e il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha segnato il passaggio dalla solidarietà diplomatica al coordinamento operativo. Oltre alle dichiarazioni di rito, il vertice ha affrontato i nodi cruciali del “Documento di Islamabad”, il dossier che l’Iran intende imporre come base per qualsiasi tregua con gli Stati Uniti.
Secondo quanto appreso da fonti diplomatiche, Araghchi ha illustrato a Putin i dettagli del “nuovo regime legale” che Teheran intende applicare allo Stretto di Hormuz. Il piano prevede non solo la fine del blocco navale americano, ma la richiesta di pagamenti compensativi per i danni subiti dall’economia iraniana e l’istituzione di un sistema di controllo marittimo co-gestito con i partner regionali (Oman in primis), sotto l’ombrello tecnico-militare della Russia.
«Faremo tutto ciò che serve i vostri interessi», ha scandito Putin, confermando che Mosca è pronta a fungere da scudo diplomatico e militare. Il riferimento agli “interessi” tocca direttamente il dossier nucleare: l’Iran non accetterà limiti all’arricchimento dell’uranio (attualmente al 60%) e Putin avrebbe dato il via libera a una maggiore integrazione dei sistemi di difesa per proteggere i siti strategici iraniani.
Mentre Donald Trump continua a denunciare il “caos” interno a Teheran, la missione di Araghchi dimostra il contrario: un governo che si muove compatto sull’asse euroasiatico. Il Ministro iraniano ha ribadito che non ci sarà alcun incontro con funzionari USA finché il blocco delle 38 navi nel Golfo non verrà rimosso, definendo “produttive” le consultazioni con Putin per preparare la risposta al confronto aperto minacciato da Washington.
Il vertice del Cremlino a San Pietroburgo si chiude con un segnale che va oltre la diplomazia. Vladimir Putin ha confermato ad Abbas Araghchi di aver ricevuto un messaggio riservato dalla Guida Suprema Ali Khamenei, ribadendo la volontà di Mosca di blindare l’alleanza strategica.
Ma il punto di svolta è tecnico: sul tavolo c’è la proposta russa di trasferire i 440 kg di uranio arricchito al 60% in territorio russo. Una mossa che trasformerebbe Putin nel “custode” dell’atomica iraniana, sottraendo a Washington e Tel Aviv l’obiettivo primario di un eventuale raid. Mentre le agenzie italiane iniziano a riportare i dettagli di un asse Mosca-Teheran sempre più solido, l’Iran gioca la carta della protezione russa per neutralizzare il blocco navale del CENTCOM e le minacce di Trump.
