(AGENPARL) - Roma, 24 Giugno 2026 - L’Iran sta giocando una partita su due tavoli. Mentre il presidente Pezeshkian consolida in Pakistan la dottrina della “difesa non negoziabile”, il presidente del Parlamento Ghalibaf è a Baku. L’obiettivo è chiaro: creare un’architettura di sicurezza regionale che escluda le ingerenze esterne.
La linea rossa di Pezeshkian: la difesa non si tocca
In Pakistan, il messaggio di Pezeshkian è stato netto. Il programma missilistico iraniano non è mai stato parte di alcun memorandum d’intesa con Washington. Teheran rifiuta categoricamente di discutere le proprie capacità balistiche.
Per il governo iraniano, questa posizione non è trattabile. La deterrenza militare è vista come l’unico scudo contro il destino di Gaza. Pezeshkian è stato chiaro: la sovranità nazionale si difende con la forza. Senza questa forza, ogni dialogo diplomatico perderebbe di significato.
Verso una sicurezza senza mediatori esterni
Il presidente iraniano non si limita alla difesa. Propone un cambio di paradigma. Pezeshkian chiede un nuovo quadro di sicurezza regionale basato sul dialogo diretto tra vicini.
L’Iran vuole chiudere l’era degli interventi esterni in Asia Occidentale. La proposta è un’architettura di sicurezza guidata dai paesi dell’area, non dalle potenze occidentali. Teheran estende quindi una mano ai paesi islamici, cercando una coesione politica che vada oltre la mera vicinanza geografica.
L’abbraccio diplomatico a Baku
Mentre Pezeshkian definisce la strategia, Ghalibaf atterra a Baku. La 20a Conferenza della PUIC diventa il palcoscenico per questa nuova coesione.
L’incontro con il vice presidente dell’Assemblea azera, Musa Gasimli, segna un momento di distensione strategica. Baku ha inviato un segnale di apertura importante: il territorio azero non sarà mai usato per minacciare i vicini.
La cooperazione parlamentare si trasforma così in uno strumento di stabilità. L’Azerbaigian sottolinea che la pace è indivisibile. Se un vicino ha problemi, la stabilità dell’intera regione vacilla.
Un nuovo blocco regionale?
Siamo di fronte a un Iran che si sente forte abbastanza da dettare le regole. Teheran usa il deterrente missilistico come base per sentirsi sicura. Da questa posizione di forza, cerca di costruire un blocco di dialogo con Pakistan e Azerbaigian.
Non è più solo diplomazia di facciata. È un tentativo concreto di isolare le dinamiche regionali dalle pressioni occidentali. La partita si sposta sulla capacità di Teheran di trasformare questa visione in stabilità economica reale.
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