(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 -
Mentre il Presidente USA Donald Trump annuncia passi avanti diplomatici da Washington, l’asse Teheran-Mosca risponde con estrema cautela e fermezza. L’ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, ha confermato che dall’inizio dell’offensiva USA-Israele del 28 febbraio scorso, il Presidente Vladimir Putin e l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian hanno mantenuto un contatto diretto, sentendosi telefonicamente in tre occasioni.
LA SFIDA DI TEHERAN
Jalali, parlando a Mosca a margine della festa dell’esercito, ha gelato ogni aspettativa di una risoluzione rapida alle condizioni americane. Sebbene Trump abbia annunciato su Truth Social un’estensione unilaterale del cessate il fuoco per dare tempo all’Iran di presentare una proposta, Teheran ha fatto sapere tramite i media di Stato di non voler assecondare decisioni prese senza il proprio consenso. “Trump non otterrà con i negoziati ciò che ha fallito con la guerra”, ha ribadito Jalali, definendo il blocco navale americano “privo di senso”.
IL BILANCIO DI SANGUE
L’Iran ha fornito cifre ufficiali sul conflitto: sono 3.375 i morti iraniani a seguito dei 40 giorni di attacchi condotti da Stati Uniti e Israele prima della tregua del 7 aprile. Un bilancio che, secondo l’ambasciatore, pesa enormemente sui negoziati di Islamabad, falliti proprio a causa delle profonde contraddizioni tra le parti su risarcimenti e sovranità territoriale.
LA “TREGUA” DI TRUMP IN LIBANO
Contemporaneamente, a Washington, Trump ha annunciato un successo parziale sul fronte libanese, estendendo di tre settimane il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah. Mentre il tycoon promette al Presidente libanese Aoun protezione contro Hezbollah, la posizione di Teheran resta il vero nodo: il rifiuto iraniano di conformarsi all’estensione unilaterale del cessate il fuoco sul proprio territorio rischia di vanificare gli sforzi di stabilizzazione dell’intera area.
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