(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - Il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato che la ripresa delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba rappresenta un risultato più significativo per l’Europa rispetto al finanziamento da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina.
In un videomessaggio rivolto alla nazione, Fico ha sottolineato che il governo slovacco non ha approvato il prestito discusso durante il vertice informale dell’Unione Europea ospitato a Cipro e non intende parteciparvi. “Lo sblocco di un prestito militare di 90 miliardi di euro per Kiev è stato presentato come un grande successo. Ma ritengo che la riapertura dell’oleodotto Druzhba sia stata un risultato di gran lunga più importante”, ha affermato.
La posizione del premier riflette la forte dipendenza energetica della Slovacchia dalle forniture russe. Il 23 aprile, infatti, il flusso di petrolio verso il Paese è ripreso attraverso il territorio ucraino, riattivando una rotta considerata strategica per la sicurezza energetica nazionale e per l’intera Europa centrale.
Secondo Bratislava, garantire approvvigionamenti stabili e accessibili resta una priorità assoluta, soprattutto in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e volatilità dei prezzi energetici.
Le dichiarazioni di Fico evidenziano ancora una volta le divisioni interne all’Unione Europea sulla gestione del conflitto in Ucraina e sulle modalità di sostegno a Kiev. Mentre alcuni Paesi spingono per un incremento degli aiuti finanziari e militari, altri — come la Slovacchia — mostrano maggiore cautela, privilegiando interessi economici e di sicurezza energetica.
La ripresa delle forniture tramite Druzhba rappresenta quindi non solo un risultato tecnico, ma anche un segnale politico: per alcuni Stati membri, la stabilità energetica resta una condizione imprescindibile per sostenere qualsiasi strategia europea a lungo termine.
Il dibattito tra sostegno all’Ucraina e tutela degli interessi nazionali continua così a segnare le dinamiche interne dell’UE, in un equilibrio sempre più complesso tra solidarietà politica e necessità economiche.
