(AGENPARL) - Roma, 22 Aprile 2026 - Illustrata in Terza commissione la proposta di legge regionale di
iniziativa popolare
(Acs) Perugia, 22 aprile 2026 – La proposta di legge regionale di
iniziativa popolare “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria
regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto
delle sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024 della Corte costituzionale”
è stata illustrata questa mattina in Terza commissione da Alice
Spaccini e Stefano Massoli, dell’associazione “Luca Coscioni per
la libertà di ricerca scientifica”.
Alice Spaccini ha spiegato che la proposta di legge è stata
presentata in tutte le Regioni italiane per dare attuazione a tre
sentenze della Corte costituzionale che hanno riconosciuto anche la
potestà legislativa delle Regioni in materia. Circa 5 mila cittadini
umbri hanno sottoscritto la proposta di legge che persegue tre ragioni
di interesse pubblico: intercettare e orientare domande improprie di
suicidio medicalmente assistito attraverso una Commissione che deve
valutare l’appropriatezza della domanda verificando alternative,
forme diverse di presa in carico, cure palliative; tutelare i sanitari
coinvolti; evitare che le pubbliche amministrazioni subiscano condanne
pecuniarie per il ritardo nella risposta. La Corte costituzionale ha
stabilito i quattro parametri che consentono ad una persona di
accedere al suicidio medicalmente assistito. Non sono però mai state
definite le procedure e le responsabilità di chi deve organizzarlo e
gestirlo. Ad oggi si registra una applicazione disomogenea tra Regioni
ed anche tra diverse aziende sanitarie. La campagna “Liberi
subito”, ha sottolineato Spaccini, parte proprio dalle esperienze di
persone che hanno affrontato situazioni molto diverse per avvalersi di
questo diritto: nelle Marche sono stati necessari due anni e due gradi
di giudizio; in Veneto invece la procedura è stata rapida; in Friuli
è stata necessaria una sentenza del Tribunale. Si crea quindi una
situazione di disparità per le persone malate che la proposta di
legge vuole superare, organizzando in modo uniforme l’erogazione di
questa prestazione sanitaria, rendendo chiari e uniformi i percorsi
organizzativi attraverso cui il servizio sanitario effettua le
verifiche previste dalla Corte costituzionale.
Stefano Massoli ha ricostruito la vicenda di sua moglie, Laura Santi,
dalle valutazioni iniziali della Asl sul trattamento vitale al mancato
parere del Comitato etico e al ricorso al Tribunale di Perugia per il
rispetto della procedura prevista dalla Corte costituzionale. “Sono
stati necessari – ha ricordato – reclami, ricorsi e diffide.
Nell’assenza di procedure regionali definite Laura ha dovuto subire
un intollerabile dolore fisico e psichico. Ci sono voluti 2 anni e 8
mesi affinché Laura potesse effettuare la sua scelta. La proposta di
legge non introduce certamente alcun obbligo ma solo il diritto di
accedere alla morte medicalmente assistita, garantendo
l’autodeterminazione e la libertà di scelta individuale. Essa deve
essere considerata un grande passo culturale, scevro da posizioni
politiche o religiose”. MP/