(AGENPARL) - Roma, 22 Aprile 2026 - In Germania si fa sempre più largo un ripensamento sull’uscita dal nucleare. Secondo un recente sondaggio riportato dal quotidiano Die Welt, il 53% dei tedeschi ritiene che la decisione di chiudere tutte le centrali nucleari sia stata un errore, mentre circa un terzo la giudica addirittura “completamente sbagliata”.
La scelta di abbandonare l’energia nucleare risale al governo guidato da Angela Merkel, ed è stata successivamente portata a compimento dall’esecutivo di Olaf Scholz, culminando con la chiusura degli ultimi reattori nell’aprile 2023. La motivazione ufficiale era legata alla sicurezza, ma l’opinione pubblica sembra oggi mettere in discussione quella strategia, soprattutto alla luce della crisi energetica europea.
Il sondaggio evidenzia una spaccatura significativa: se il 53% considera la scelta errata, il 40% continua a sostenerla. Tuttavia, emerge anche un certo fatalismo: solo il 39% degli intervistati auspica un ritorno al nucleare, segno che molti ritengono ormai irreversibile il percorso intrapreso.
Uno degli elementi più interessanti riguarda la percezione del rischio nucleare. Nonostante le motivazioni ufficiali della politica energetica tedesca, solo il 15% dei cittadini si dichiara fortemente preoccupato per un possibile incidente nucleare, mentre la maggioranza (52%) esprime una preoccupazione moderata.
Ancora più significativo è il fatto che il 53% degli intervistati afferma che nemmeno il disastro di Chernobyl ha peggiorato la propria opinione sull’energia nucleare, suggerendo un cambiamento culturale rispetto al passato.
Le critiche alla scelta tedesca non arrivano solo dall’opinione pubblica. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che in passato aveva sostenuto la linea di Berlino, ha recentemente definito l’abbandono del nucleare un “errore strategico” per l’Europa.
Una posizione simile è stata espressa anche dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, il cui direttore ha sottolineato come la chiusura delle centrali abbia aggravato la vulnerabilità energetica europea, soprattutto in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità delle forniture.
Mentre la Germania resta ferma sulla sua scelta, molti altri Paesi occidentali stanno rivalutando il nucleare come fonte di energia affidabile e a basse emissioni. Negli Stati Uniti, ad esempio, anche il settore tecnologico guarda al nucleare per sostenere la crescente domanda energetica legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Nel Regno Unito, il governo ha recentemente avviato progetti per nuovi reattori modulari di piccole dimensioni (SMR), con il coinvolgimento della Rolls Royce, puntando su impianti più rapidi da costruire e meno costosi rispetto alle centrali tradizionali.
Anche Paesi dell’Europa centrale, come la Slovacchia, stanno investendo in nuove infrastrutture nucleari, spesso con il supporto tecnologico internazionale.
Il caso tedesco evidenzia una tensione sempre più evidente tra scelte politiche di lungo periodo e nuove esigenze energetiche. La transizione verso fonti rinnovabili – in particolare solare, eolica e idroelettrica – resta una priorità per Berlino, ma la difficoltà nel garantire stabilità e sicurezza energetica riapre il dibattito sul ruolo del nucleare.
In un contesto globale segnato da crisi energetiche, instabilità geopolitica e crescente domanda di elettricità, la decisione della Germania continua a essere al centro di un confronto acceso, che coinvolge non solo il Paese ma l’intera strategia energetica europea.
