(AGENPARL) - Roma, 19 Aprile 2026 - “Iran does not trust US’s intentions in negotiations. As it’s proceeding, there are no sign of significant new progress in the process. The US, from Iran’s perspective, is raising maximalist demands, which seems unacceptable for Iran. With the US, anything is possible. There are no signs pointing to the US making concessions, and it’s possible that the US could be preparing for a return to conflict.”
Le dichiarazioni rilasciate poco fa ad Al Jazeera da Abas Aslani (Centre for Middle East Strategic Studies) spiegano la reale natura del balletto “apri-chiudi” nello Stretto di Hormuz. Le “richieste massimaliste” degli Stati Uniti vengono percepite da Teheran non come una base negoziale, ma come una manovra di pressione militare. Il timore espresso da Aslani su un possibile ritorno al conflitto giustifica la nuova chiusura dello Stretto: l’Iran ha smesso di credere ai tweet diplomatici e si prepara alla difesa dei propri interessi strategici.
