(AGENPARL) - Roma, 18 Aprile 2026 - Il Pakistan chiude la sua settimana più cruciale sul fronte diplomatico. Mentre il Field Marshal Asim Munir rientra da Teheran con le garanzie dei vertici iraniani e il Premier Shehbaz Sharif rientra dal summit di Antalya con il mandato di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, la pressione internazionale si sposta interamente su Islamabad. L’obiettivo è uno solo: evitare che il 22 aprile, scadenza ufficiale del cessate il fuoco, si trasformi nel giorno dell’escalation totale.
I dettagli della crisi:
• La mossa di Hormuz: Al Jazeera conferma che Teheran ha richiuso lo stretto accusando gli USA di “pirateria”. La mediazione pakistana è l’unica rimasta per riaprire le rotte commerciali globali e calmierare i prezzi dell’energia che minacciano i mercati.
• Il “Breakthrough” Nucleare: Fonti diplomatiche parlano di una bozza d’accordo sul nucleare iraniano già sul tavolo di Munir. Donald Trump, con un insolito endorsement pubblico verso il Capo dell’Esercito pakistano, ha lasciato intendere che la firma di un accordo storico potrebbe avvenire proprio a Islamabad nei prossimi giorni.
• L’asse regionale: Sharif ha ricucito il consenso del mondo sunnita (Riad e Doha), portando per la prima volta un fronte compatto a sostegno del dialogo con gli sciiti di Teheran, nel tentativo di isolare le frange più estremiste che spingono per il conflitto.
Perché conta ora: Se il Pakistan riesce a tenere seduti allo stesso tavolo Trump e i negoziatori iraniani (Ghalibaf e Araghchi), si riscriveranno i rapporti di forza in tutto il Medio Oriente, rendendo il corridoio pakistano l’asset più prezioso per la stabilità mondiale e la sicurezza delle rotte petrolifere.
