(AGENPARL) - Roma, 15 Aprile 2026 - Mentre cresce l’attesa per un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran per porre fine alle ostilità, il nodo centrale delle trattative è diventato lo sblocco degli asset iraniani congelati all’estero, stimati in circa 100 miliardi di dollari.
Le condizioni di Teheran
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato ufficialmente che il rilascio di questi fondi (principalmente proventi petroliferi bloccati in banche straniere) deve avvenire prima di qualsiasi negoziato effettivo. Nonostante alcune indiscrezioni emerse durante i colloqui di Islamabad suggerissero un’apertura di Washington, il governo statunitense ha smentito, confermando che i fondi restano congelati mentre continua il blocco navale dei porti iraniani.
Dove si trovano i fondi e perché sono vitali
L’Iran reclama questi 100 miliardi per ricostruire un’economia devastata dal conflitto e dal blocco commerciale attuato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), che ha paralizzato gli scambi. Oltre allo sblocco dei beni, l’Iran chiede ora anche un risarcimento di 270 miliardi di dollari per i danni di guerra causati agli impianti critici e alle infrastrutture dagli attacchi USA e israeliani.
