(AGENPARL) - Roma, 12 Aprile 2026 - Una svolta storica destinata a far discutere: il Bank of England ha deciso di mettere fine a una tradizione lunga oltre mezzo secolo, eliminando dalle banconote britanniche i ritratti delle grandi figure della storia nazionale per sostituirli con immagini di animali selvatici.
La scelta, motivata dall’esigenza di adottare simboli “non divisivi”, segna un cambiamento profondo nel modo in cui il Regno Unito rappresenta se stesso attraverso la propria moneta.
Fine di una tradizione storica
Dal 1970, il retro delle banconote britanniche ha ospitato alcune delle figure più emblematiche della storia del Paese. Tra queste:
Questi volti hanno contribuito a costruire un’immagine condivisa dell’identità britannica, celebrando conquiste culturali, scientifiche e politiche.
Con la nuova decisione, questa tradizione verrà progressivamente abbandonata.
La scelta degli animali: simboli “neutrali”
Secondo la banca centrale, il cambiamento nasce da ricerche sul gradimento pubblico, che avrebbero evidenziato come le figure storiche possano risultare controverse o divisive in una società sempre più frammentata.
I nuovi criteri prevedono che le immagini:
- rappresentino il Regno Unito
- siano inclusive
- non risultino offensive o escludenti
In questo contesto, la fauna selvatica autoctona è stata ritenuta una soluzione “neutrale”, capace di evitare conflitti interpretativi.
Identità nazionale in trasformazione
La decisione solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra memoria storica e identità collettiva.
Figure come Churchill, simbolo della resistenza britannica durante la Seconda Guerra Mondiale, sono state a lungo considerate elementi unificanti della coscienza nazionale. Tuttavia, negli ultimi anni, anche queste icone sono state oggetto di contestazioni e revisioni critiche, come dimostrano gli episodi di vandalismo contro statue pubbliche.
Il passaggio dagli uomini ai simboli naturali potrebbe riflettere:
- una crescente difficoltà nel trovare figure condivise
- un cambiamento nel modo di raccontare la storia nazionale
- una società più attenta alla pluralità delle interpretazioni
Dal denaro “identitario” a quello “neutro”
Il denaro non è mai stato solo uno strumento economico, ma anche un mezzo di rappresentazione simbolica.
Nel tempo:
- le monarchie hanno usato monete e banconote per affermare il potere
- gli Stati moderni per celebrare cultura e progresso
Oggi si assiste a una trasformazione verso un modello più neutro e universalista. Un esempio è rappresentato dalle banconote dell’euro, che raffigurano architetture immaginarie per evitare riferimenti a Paesi specifici.
La scelta britannica sembra inserirsi in questa tendenza globale.
Le precedenti trasformazioni: dalla carta alla plastica
Questa non è la prima rivoluzione recente nel sistema monetario britannico.
Negli ultimi anni, sotto la guida dell’ex governatore Mark Carney, le banconote sono state convertite da carta a polimero plastico. Una scelta giustificata da motivi di sicurezza e durata, ma accolta con reazioni contrastanti:
- maggiore resistenza e difficoltà di falsificazione
- minore praticità nell’uso quotidiano
Ora, con il cambiamento iconografico, si aggiunge un ulteriore livello di trasformazione.
Critiche e dibattito pubblico
La decisione ha già acceso il dibattito tra:
- sostenitori della neutralità e dell’inclusività
- difensori della tradizione storica
I critici parlano di una progressiva “depersonalizzazione” della cultura nazionale, mentre i sostenitori vedono nella scelta un adattamento necessario a una società contemporanea più complessa.
Un segnale dei tempi
Il passaggio dalle figure storiche agli animali sulle banconote britanniche non è solo una questione estetica, ma rappresenta un cambiamento simbolico profondo.
Segna il passaggio:
- da una narrazione basata su eroi e grandi uomini
- a una rappresentazione più astratta e condivisibile
In un’epoca di crescente polarizzazione, anche il denaro – uno degli strumenti più quotidiani – diventa terreno di equilibrio tra identità, memoria e inclusione.
Il Regno Unito, con questa scelta, apre una nuova fase del proprio racconto nazionale. Resta da vedere se sarà percepita come un passo avanti verso l’unità o come una perdita di memoria storica.