(AGENPARL) - Roma, 11 Aprile 2026 - “La Sardegna di Todde ha approvato il ‘salario minimo regionale’. Prima di lei lo avevano fatto Puglia e Toscana. Conte esulta sui social, la sinistra lo celebra come una conquista storica per i lavoratori. Ma qualcuno si è preso la briga di leggere cosa dicono davvero queste leggi?
Nessuna di esse introduce un salario minimo. Tutte e tre si applicano esclusivamente agli appalti pubblici regionali. Lo riconosce persino la Corte Costituzionale, che ha salvato la legge pugliese proprio perché ha chiarito che non si tratta di un salario minimo generalizzato, ma di una clausola limitata agli appalti della pubblica amministrazione.
E qui sta la contraddizione che nessuno vuole nominare.
I lavoratori impiegati negli appalti pubblici sono già oggi coperti dai contratti collettivi nazionali di lavoro, che prevedono retribuzioni orarie superiori ai 9 euro, già oggi e senza queste leggi. La soglia dei 9 euro non è un avanzamento rispetto ai CCNL vigenti: coincide con il loro pavimento minimo, quando non è addirittura inferiore.
Allora la domanda è semplice: cosa impedisce ad un’impresa che oggi applica un buon contratto collettivo di abbandonarlo e appoggiarsi ai 9 euro per legge? Assolutamente niente. Una norma nata per tutelare i lavoratori rischia di diventare il grimaldello legale per abbassare le paghe di chi già guadagna di più.
Ma c’è un altro aspetto che la sinistra e i sindacati suoi alleati si guardano bene dal citare. In Italia le retribuzioni non le fissa il Governo: le negoziano i sindacati con le associazioni datoriali, categoria per categoria, settore per settore. Se esistono lavoratori pagati una miseria, la responsabilità è prima di tutto di chi quei contratti li ha firmati. La CGIL di Landini la stessa che scende in piazza per il salario minimo a 9 euro ha sottoscritto il contratto nazionale della vigilanza privata con una paga di circa 5 euro l’ora. Non 8, non 7: 5 euro. E non è l’unico caso: sono almeno 22 i contratti nazionali firmati dalla CGIL con retribuzioni inferiori ai 9 euro. Predicano bene e razzolano male.
Questo è il boomerang che la sinistra non vuole vedere. O forse lo vede benissimo e preferisce la bandierina al risultato concreto.
Il problema del lavoro povero è reale, e il governo Meloni lo affronta con strumenti seri: il taglio strutturale del cuneo fiscale mette più soldi in busta paga a milioni di lavoratori, senza i rischi di un’operazione propagandistica che scavalca la contrattazione collettiva e può ritorcersi contro gli stessi che dichiara di voler proteggere.
Se davvero il salario minimo fosse la soluzione magica, qualcuno dovrebbe spiegare perché nei dieci anni in cui hanno governato loro non lo hanno mai approvato”