(AGENPARL) - Roma, 10 Aprile 2026 - “Con una mano il Governo Meloni dice di voler difendere il Made in Italy, con l’altra approva norme che rischiano di soffocarlo. È quanto sta accadendo con una norma della legge sulle PMI che introduce un divieto rigido e sanzioni sproporzionate sull’utilizzo dei termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’.” Lo dichiara la deputata M5s, Emma Pavanelli, che ha presentato un’interrogazione al Ministro delle imprese e del Made in Italy per chiedere chiarimenti urgenti e correttivi. “La norma nasce con l’obiettivo condivisibile di contrastare pratiche ingannevoli, ma nella sua applicazione concreta rischia di trasformarsi in un boomerang devastante per migliaia di micro e piccole imprese. Parliamo di gelaterie, panifici, pasticcerie, laboratori creativi e botteghe storiche che rappresentano l’anima produttiva dei nostri territori. Il punto è semplice: si sta equiparando chi utilizza impropriamente la qualifica di artigiano con chi, pur lavorando realmente in modo artigianale, non è formalmente iscritto all’albo. Il risultato è una norma cieca, che non distingue e colpisce indiscriminatamente”. Particolarmente contestato è il regime sanzionatorio: “Prevedere una sanzione pari all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25.000 euro, significa mettere in ginocchio attività di piccole dimensioni. È una misura sproporzionata, che rischia di espellere dal mercato proprio quelle realtà sane che rendono unico il nostro sistema produttivo. La verità è che questo Governo sta dichiarando guerra all’imprenditoria diffusa, quella fatta di qualità, tradizione e identità. Non si tutela il Made in Italy cancellando il linguaggio, la cultura e la storia che lo definiscono. La tutela del consumatore e la trasparenza sono obiettivi fondamentali, ma devono essere perseguiti con equilibrio. Così com’è, questa norma rischia di produrre l’effetto opposto: favorire le grandi concentrazioni e penalizzare chi ogni giorno tiene viva l’economia reale”. Conclude Pavanelli: “Chiediamo al Governo di intervenire immediatamente per chiarire l’ambito applicativo della norma e per rivedere un sistema sanzionatorio ingiusto e punitivo. Difendere davvero il Made in Italy significa sostenere le nostre piccole imprese, non metterle al bando”.
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