(AGENPARL) - Roma, 8 Aprile 2026 - Il prezzo dell’urea, uno dei fertilizzanti più utilizzati al mondo, ha superato per la prima volta dal 2022 la soglia dei 700 dollari a tonnellata, segnando un aumento di circa il 50% dall’inizio del conflitto con l’Iran.
Secondo i dati più recenti, il prezzo ha raggiunto i 701,25 dollari per tonnellata, con un incremento del 2% solo nell’ultima giornata e oltre il 70% dall’inizio dell’anno. A pesare sui mercati è soprattutto la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi globali per il commercio energetico e delle materie prime.
La crisi nella regione ha un impatto diretto sulla catena di approvvigionamento dei fertilizzanti: circa il 31% dell’urea, il 44% dello zolfo, il 18% dell’ammoniaca e il 15% dei fosfati transitano proprio attraverso Hormuz. Le restrizioni al traffico stanno quindi causando forti squilibri tra domanda e offerta.
Lo Stretto è fondamentale anche per il petrolio, con circa 20 milioni di barili al giorno che lo attraversano in condizioni normali. La sua chiusura, annunciata dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani iniziati il 28 febbraio, ha innescato una reazione a catena sui mercati globali.
Le tensioni hanno già provocato gravi conseguenze umanitarie e geopolitiche, con centinaia di vittime e attacchi incrociati tra Iran e diversi Paesi della regione. Le ripercussioni si stanno estendendo anche al settore agricolo globale, dove l’aumento dei costi dei fertilizzanti rischia di tradursi in prezzi più elevati per i prodotti alimentari.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha fissato un ultimatum a Teheran per la riapertura dello stretto, minacciando ulteriori azioni contro infrastrutture strategiche in caso di mancato rispetto.
La situazione resta altamente volatile, con il rischio che ulteriori interruzioni nelle forniture aggravino le pressioni inflazionistiche e mettano sotto stress le economie globali, in particolare nei settori agricolo ed energetico.
