(AGENPARL) - Roma, 8 Aprile 2026 - «Una tregua di quattordici giorni condizionata alla riapertura dello Stretto di Hormuz non è un passo verso la pace: è un accordo commerciale travestito da cessate il fuoco. Dopo cinque settimane di bombardamenti, distruzione e vite spezzate, non basta premere il tasto pausa per cancellare le responsabilità di chi ha scelto la guerra», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei deputati.
«Il crollo del greggio del 15% in poche ore ci dice tutto: sono i mercati a dettare i tempi della guerra e della tregua, non la sicurezza dei popoli. Mentre la mediazione omanita e il lavoro dell’AIEA stavano costruendo le condizioni per un accordo, si è scelto di bombardare. Chi ha distrutto ora si presenta come pacificatore», prosegue Costa.
«Ventitré anni fa un’altra guerra in Medio Oriente prometteva sicurezza e produsse solo instabilità. Non ripetiamo lo stesso errore restando alla finestra. Il governo, e l’Europa, portino a Islamabad una posizione chiara, autonoma, fondata sul diritto internazionale: non la subalternità di chi aspetta istruzioni», conclude Costa.