(AGENPARL) - Roma, 6 Aprile 2026 - Una nuova strategia geopolitica marittima che rischia di ridefinire gli equilibri globali dell’energia e del commercio: secondo quanto riportato da Al Jazeera e rilanciato da TASS, l’Iran avrebbe sviluppato un sistema di gestione del traffico nello Stretto di Hormuz basato su una classificazione politica degli Stati.
Tre categorie per navigare: amici, neutrali, ostili
Secondo le informazioni diffuse, Teheran avrebbe suddiviso i Paesi in tre gruppi:
- “Amici”: libero accesso allo stretto senza restrizioni
- “Neutrali”: transito consentito ma soggetto a tariffe elevate
- “Ostili”: divieto totale di passaggio
Una scelta che introduce, di fatto, un criterio politico nella gestione di uno dei punti nevralgici del commercio mondiale.
Un passaggio strategico globale
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei chokepoint energetici più importanti del pianeta: attraverso questo corridoio marittimo transita una quota significativa del petrolio mondiale diretto verso Europa, Asia e Stati Uniti.
Un eventuale controllo selettivo del traffico da parte dell’Iran potrebbe avere effetti immediati su:
- prezzi globali dell’energia
- sicurezza delle rotte commerciali
- equilibri diplomatici nella regione
Paesi del Golfo tra “neutrali” e “ostili”
Secondo quanto riportato, molti Stati arabi del Golfo Persico sarebbero stati classificati come “neutrali” o addirittura “ostili”. In concreto, questo significherebbe:
- pagamento di “ingenti somme” per il passaggio
- oppure esclusione totale dalle rotte nello stretto
Un elemento che rischia di aumentare ulteriormente le tensioni regionali, già elevate.
Strategia o pressione geopolitica?
Teheran non ha ancora diffuso un elenco ufficiale dei Paesi inclusi nelle tre categorie, lasciando spazio a interpretazioni e preoccupazioni internazionali.
L’iniziativa appare come uno strumento di pressione geopolitica, capace di trasformare il controllo territoriale in leva economica e diplomatica.
Resta da capire se si tratti di un piano operativo concreto o di una strategia di deterrenza. In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: lo Stretto di Hormuz non è solo una via commerciale, ma sempre più un terreno di confronto politico globale.