(AGENPARL) - Roma, 11 Luglio 2026 - Giornalista, scrittrice, opinionista televisiva e da anni impegnata nella promozione dei diritti umani, della parità di genere e delle politiche giovanili, Claudia Conte torna in libreria con Dove nascono i silenzi (Fall in LOV Edizioni), un romanzo civile che affronta alcuni dei temi più urgenti della società contemporanea: il disagio giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, la violenza domestica, le fragilità emotive e il difficile dialogo tra genitori e figli.
Presentato nei giorni scorsi a Cariati, nell’ambito della XII edizione del Premio Ausonia, il libro racconta una storia familiare che diventa lo specchio di tante realtà italiane, invitando il lettore a riflettere sul peso dei “non detti” e sulla necessità di trasformare il silenzio in ascolto e consapevolezza.
In questa intervista Claudia Conte ci accompagna dietro le pagine del suo romanzo, raccontandoci come è nata l’idea dell’opera, quanto la realtà abbia ispirato i suoi personaggi e quale messaggio desidera lasciare ai giovani, alle famiglie e agli educatori in un tempo in cui, troppo spesso, le parole vengono sostituite dall’indifferenza.
Domanda. Nel suo romanzo il silenzio diventa quasi un protagonista della storia. Quando ha capito che proprio il “non detto” poteva essere la chiave per raccontare fenomeni come la violenza domestica, il bullismo e il disagio giovanile?
Claudia Conte. Nel mio lavoro a contatto con giovani spesso fragili, con disabilità o provenienti da contesti sociali difficili, ho imparato che dietro ogni storia di violenza, bullismo, emarginazione o disagio giovanile esiste un dolore che raramente si mostra in superficie. Ci sono ferite invisibili, richieste d’aiuto soffocate dalla paura di non essere compresi, di venire giudicati.
È da questa consapevolezza che nasce Dove nascono i silenzi. Il romanzo affronta temi profondi e attuali: il bullismo e il cyberbullismo, la violenza sulle donne nelle sue molteplici forme, il peso dei silenzi tra genitori e figli, la fragilità emotiva degli adolescenti, il valore dell’inclusione e il coraggio di chiedere aiuto. Racconta il confine sottile tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto, mostrando come l’indifferenza possa diventare complice del dolore e come, al contrario, l’ascolto autentico possa rappresentare il primo passo verso la rinascita.
Il libro è un invito per tutti noi di imparare a riconoscere i segnali del disagio, in particolare di bambini e adolescenti, e a ricordare che ogni gesto di attenzione può cambiare il destino di una persona.
Perché il silenzio non è mai assenza di parole: è paura, solitudine, a volte persino rassegnazione.
Domanda. I personaggi di Carmela, Salvatore, Eugenio e Iside rappresentano dinamiche familiari molto attuali. Quanto c’è di osservazione della realtà e quanto, invece, di invenzione narrativa nella costruzione di questa famiglia?
Claudia Conte. C’è molta osservazione della realtà. Nel mio lavoro di giornalista e nel mio impegno sociale ho incontrato tante storie, tanti giovani e tante famiglie che affrontano fragilità spesso nascoste. Carmela, Salvatore, Eugenio e Iside esistono davvero, pur portando altri nomi, ma le loro emozioni, i loro conflitti e le loro ferite appartengono a molte famiglie italiane.
Ho cercato di costruire personaggi autentici, senza dividere il mondo tra buoni e cattivi, perché la realtà è sempre più complessa e le persone non possono essere ridotte a semplici etichette.
La famiglia resta il primo luogo in cui si impara ad amare, ma anche quello in cui si può sbagliare, dove possono nascere incomprensioni profonde e traumi che, se non affrontati e compresi, rischiano di trasformarsi in solitudine, rabbia, dipendenze o violenza. Per questo il dialogo e l’ascolto rappresentano strumenti fondamentali: sono il primo passo per prevenire le fratture, ricostruire i legami e restituire speranza a chi si sente smarrito.
Domanda. Lei è da anni impegnata sui temi dei diritti umani, della parità di genere e delle politiche giovanili. Qual è il messaggio più importante che desidera lasciare ai giovani, ai genitori e agli educatori attraverso Dove nascono i silenzi?
Claudia Conte. Il messaggio che desidero lasciare è che nessuno deve sentirsi solo. Ai giovani dico di non avere paura di chiedere aiuto, perché la fragilità non è una colpa ma una condizione umana che può essere superata insieme agli altri. Ai genitori e agli educatori chiedo di recuperare il valore dell’ascolto, della presenza e dell’esempio. Viviamo in un tempo in cui siamo tutti connessi, ma spesso incapaci di comunicare davvero. Educare significa costruire fiducia, trasmettere valori, responsabilità e rispetto della dignità di ogni persona. Solo così possiamo contrastare la violenza, il bullismo e ogni forma di indifferenza, formando una generazione più libera, più consapevole e più capace di prendersi cura degli altri.

