(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2026 - Mentre lo Stretto di Hormuz resta una polveriera e l’Europa si prepara al razionamento dei carburanti, la missione lampo nel Golfo Persico appare più come un’operazione distrattiva che strategica, che inesorabilmente allunga la distanza dalle reali emergenze nazionali.
Secondo osservatori qualificati, il tentativo di Palazzo Chigi di accreditarsi come mediatore tra Washington, Israele e le monarchie del Golfo – in un quadrante dove l’iniziativa italiana resta assolutamente isolata senza un coordinamento USA-UE – rischia di rivelarsi un’inutile passerella. Se da un lato si cerca il “salto di qualità” internazionale, dall’altro la realtà della Nazione presenta un conto salatissimo: caro-accise, target PNRR in affanno e un malumore sociale crescente che non si placa con le foto di rito sui tappeti rossi di Doha o Riad.
La percezione è quella di una “fuga in avanti” diplomatica per coprire le crepe interne. Il consenso, tuttavia, non si recupera nelle corti mediorientali ma “dentro casa”, dove la gente attende risposte concrete non dai “divani” — come ha dichiarato la Premier — ma dalle sedie di cucina. È qui che, terminata la breve tregua delle festività, si dovrà fare i conti con una crisi energetica che nessuna stretta di mano nel deserto sembra poter risolvere nell’immediato.
In questo scenario, il messaggio lanciato ieri dal Pontefice durante la Via Crucis risuona come un monito per chiunque alimenti o sostenga i conflitti: ne risponderà davanti a Dio. La preghiera si è concentrata sui “crocifissi” di oggi — inclusi i civili nei conflitti, i poveri e gli emarginati — ricordando il valore assoluto della dignità umana. Un richiamo alla verità che, per i “cristiani veri”, trasforma questa Pasqua in un ineludibile esame di coscienza.