
(AGENPARL) - Roma, 18 Marzo 2026 - Negli ultimi anni lo Stato non ha semplificato i servizi: li ha resi irraggiungibili. Solo che invece delle file davanti agli sportelli, oggi ci sono ore davanti a uno schermo. Invisibili, silenziose, ma altrettanto estenuanti.
Provate a prenotare una Carta d’Identità Elettronica, una visita, una ricetta. Non troverete uno sportello: troverete un sito. O più spesso, una giungla di siti. Account da creare, password da recuperare, SPID che non funziona, codici che scadono e quei test online assurdi per dimostrare di non essere un robot. E poi si aspetta. Si aggiorna. Si ricomincia.
Questa non è semplificazione. È spostare il problema. È trasferire sul cittadino il peso di un sistema che non regge. Se il portale va in tilt o gli appuntamenti spariscono in pochi secondi, la risposta è sempre la stessa: riprovare. Ma quando, esattamente? La sera? Di notte? Durante ore che dovrebbero essere dedicate al lavoro o alla vita privata?
E quando si prova a chiedere aiuto, si entra nel limbo dei call center: attese infinite, voci registrate, percorsi automatici che non portano da nessuna parte. Spesso non esiste nemmeno più un essere umano con cui parlare. Solo un sistema che risponde senza ascoltare.
Eppure, sulla carta, tutto questo dovrebbe garantire diritti. La normativa sulla cittadinanza digitale promette accesso semplice ed efficiente ai servizi pubblici. Ma tra ciò che è scritto e ciò che accade ogni giorno c’è un divario sempre più difficile da ignorare.
Perché la verità è semplice: questo modello funziona solo per chi ha tempo, competenze e strumenti. Tutti gli altri restano indietro. Anziani, persone in difficoltà digitale, cittadini senza connessioni adeguate vengono esclusi da servizi essenziali. Non è modernizzazione: è selezione.
La digitalizzazione avrebbe dovuto affiancare lo Stato, non sostituirlo. Invece lo ha reso distante, impersonale, spesso assente. Non c’è più qualcuno con cui parlare, spiegare, risolvere. C’è solo una pagina che non si carica.
E allora la domanda è inevitabile: è davvero progresso, se per esercitare un diritto bisogna perdere ore davanti a un computer? O è semplicemente un modo più elegante per lasciare il cittadino da solo?