(AGENPARL) - Roma, 11 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 11 March 2026 **Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano**
Comunicato del 11/03/2026, ore 16:32
Nota ai media!
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I lavori del plenum vengono trasmessi in diretta sulla homepage www.consiglio-bz.org e sul canale YouTube del Consiglio provinciale. Su quest’ultimo è possibile interrompere lo streaming per rivedere i passaggi precedenti, in caso di interesse a specifici interventi. Alla pagina web www.consiglio-bz.org/it/filmati-delle-sedute-del-consiglio è disponibile invece, di norma dal giorno successivo alle riprese, una riproduzione strutturata delle stesse, con la possibilità di cercare e selezionare la discussione su un determinato atto e gli interventi dei singoli consiglieri/delle singole consigliere.
Consiglio
Lavori Consiglio: Non autosufficienza 2, Riforma del TPL, Sull’Alpe di Siusi con l’Alto Adige Pass
**Mozioni di Team K/Gruppo verde/Freie Fraktion/Gruppo verde/Vita/JWA Wirth Anderlan/Süd-Tiroler Freiheit/Für Südtirol mit Widmann/Partito Democratico, di Freie Fraktion e di Team K.** È ripresa nel primo pomeriggio di oggi, in Consiglio provinciale a Bolzano, la trattazione, avviata, della Piano d’emergenza per la valutazione della non autosufficienza – L’assistenza inizia con il bisogno, e non con l’erogazione di un contributo (presentata dai conss. Rieder, Ploner F., Köllensperger, Ploner A., Leiter Reber, Foppa, Rohrer, Oberkofler, Holzeisen, Wirth Anderlan, Zimmerhofer, Widmann, Repetto, Knoll, Rabensteiner e Atz il 18/02/2026), presentata dal Maria Elisabeth Rieder del Team K e co-firmata da Freie Fraktion, Gruppo verde, Vita, JWA Wirth Anderlan, Süd-Tiroler Freiheit, Für Südtirol mit Widmann, Partito Democratico, con la quale si chiedeva di impegnare la Giunta provinciale 1. a reintrodurre a breve termine l’inquadramento d’ufficio per tutte le domande inevase di valutazione della non autosufficienza, così da ridurre rapidamente l’arretrato esistente; 2. a incaricare d’ufficio il personale amministrativo dell’Azienda sanitaria di esaminare le domande, tramite permessi temporanei, ore straordinarie, lavoro aggiuntivo ecc.; 3. a stipulare contratti anche con professionisti esterni qualificati – soprattutto liberi professionisti e professioniste con competenze documentate – per ampliare il personale in modo mirato, così da garantire il rispetto della scadenza di 60 giorni; 4. a istituire un tavolo di lavoro interdisciplinare che coinvolga non solo gli uffici provinciali competenti ma anche esperte/esperti esterni, rappresentanti dei familiari che prestano assistenza nonché, in forma opportuna, anche rappresentanti delle persone bisognose di tale assistenza, al fine di sviluppare ulteriormente e semplificare strutturalmente l’intera procedura di valutazione, e adattarla alle esigenze delle persone da assistere e di coloro che le assistono.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmatario, h ringraziato Rieder per l’iniziativa su un tema così importante, che riguarda 10.600 persone assistite a casa dai famigliari – e di questo la politica deve essere felice, perché se tutte si recassero in una struttura il sistema sarebbe al collasso. È quindi importante trovare una soluzione a un problema da cui tutti sono toccati; problematica è anche la tempistica dei ricorsi. Il lavoro di cura è pesante in sé, e l’attesa è provante e deprimente. Serve un netto miglioramento.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha fatto presente che si tratta delle persone che hanno costruito questa provincia, una ragione in più per sostenere le persone che se ne occupano. Tuttavia l’ass. Pamer ha già detto che ci sono troppe poche équipes e che bisogna rispettare le direttive di Roma. Tuttavia, il problema non esiste da ieri, e la Provincia ha delle competenze: non può essere che il Consiglio provinciale continui a trovare delle scuse.
Waltraud Deeg (SVP) ha ricordato, a proposito della domanda “cosa è stato fatto?”, che nel 2008 la SVP con l’approvazione del Consiglio provinciale aveva introdotto l’assegno di cura, il che era stato un grande passo avanti. Il sistema, finanziato con i soldi dei contribuenti, garantisce uno dei quattro livelli di assistenza a chi ne ha bisogno. In quanto alla mozione, è importante riconoscere i bisogni, e accompagnare le persone in una fase difficile della vita e i figli che se ne occupano. In quanto alla richiesta dell’inquadramento, era un passo di cui lei si era presa la responsabilità durante la pandemia, ma risulta che il 20% di chi fa domanda non ha i requisiti, e chiedere i soldi indietro in un secondo momento è difficile. Secondo Renate Holzeisen (Vita), cofirmataria, quando una persona esce dall’ospedale va fatta immediatamente una relazione, e in quanto alle équipes, basta una sola persona specializzata. La consigliera ha fatto presente il problema degli intermediari, agenzie che si fanno ben pagare e a cui le famiglie fanno ricorso nell’emergenza, e ribadito la necessità di agire immediatamente.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion), cofirmatario, ha detto che la Giunta, al contrario dei semplici consiglieri, ha a disposizione gli ingenti fondi del bilancio provinciale, e aggiunto che il problema è noto da anni. L’assegno è stato introdotto nel 2007, ma se non si è in grado di rispettare le tempistiche, l’inquadramento deve essere fatto d’ufficio: “Nessuno fa richiesta per diletto”.
Paul Köllensperger (Team K), co-firmatario, ha fatto riferimento alle testimonianze raccolte con la petizione, che mettevano in evidenza, tra l’altro, il problema delle lunghe attese, il fatto che la risposta a volte arrivi dopo il decesso dell’assistito, l’insicurezza, il fatto che i famigliari che prestano assistenza non hanno una lobby che li rappresenta, il fatto che le persone affette da demenza hanno bisogno di assistenza per tutto il giorno e la notte, la perdita di forze e il burn out di chi le assiste, la necessità di adeguare l’assegno di cura alle esigenze reali e di ridurre il turn over.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Magdalena Amhof ha detto in quanto assessora al personale che anche lei sta lavorando per accelerare le misure di inquadramento, dato che chi se ne occupa sono dipendenti provinciali: si vorrebbe rendere piú interessante la professione; attualmente le équipes sono 17, ma c’è ancora da gestire l’arretrato della pandemia, ed è questo il problema attuale. La mozione non è obsoleta, ma poiché l’assessora ha elaborato un piano con tempistiche chiare, si intende seguire questo piano.
Franz Locher (SVP) ha detto che spesso le cose cambiano da un giorno all’altro, e poiché i figli hanno la propria vita e il proprio lavoro ci si chiede chi assiste il genitore: si fa quindi richiesta dell’assegno, ma spesso passa troppo tempo e la persona muore. Si potrebbe forse agire tramite il medico di base, o almeno coinvolgerlo, dato che conosce bene paziente e famigliari, e il paziente ha fiducia in lui, molto meno che in un’équipe di valutazione. Il cambiamento demografico peggiorerà la situazione.
Renate Holzeisen (Vita) ha chiarito che i medici di base giá stilano una relazione, e che peró la commissione ricorsi dice che spesso non sono fatte in maniera adeguata: se essi facessero i propri compiti, ci sarebbe una base per l’inquadramento d’ufficio.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato che prima della pandemia gli operatori dicevano che avevano già segnalato le difficoltà, ma la Giunta non era intervenuta, e con la pandemia la situazione era peggiorata. Non si può andare avanti cosí, perché si tratta di persone; manca molto personale e quel poco che c’è nelle équipes ha un eccessivo carico di lavoro e deve fare tutto in fretta. Questo personale vorrebbe essere incluso, perché sa di cosa si tratta. Serve comunque una soluzione per agire in tempi brevi.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Hubert Messner ha evidenziato l’importanza del momento dell’inquadramento, e che l’obiettivo del sistema è che chi ha bisogno di cura riceva la cura; è vero che ci sono ritardi, ma c’è un grande arretrato, e questo anche perché la popolazione invecchia sempre di più, e molte persone anziane sono da sole; il numero di domande aumenta così velocemente che non è stato possibile adeguare il numero di équipes, e anche la procedura di inquadramento è complessa, anche per via di plurimorbilità. L’équipes deve essere composta da tre figure professionali specifiche, e vanno definite bene le prioritá. In quanto ai medici di base, non possono essere coinvolti nel processo perché sono liberi professionisti, ma ci si sta confrontando in merito.
L’ass. Rosmarie Pamer ha rilevato che la tematica è molto sentita e apprezzato le proposte fatte; l’assegno di cura è una prestazione molto importante, unica nel suo genere – un grande passo avanti per garantire una vita dignitosa alle persone non autosufficienti e sostenere le famiglie: ha garantito che l’assistenza possa essere data il più a lungo possibile in ambito domestico, non è solo un sostegno finanziario ma anche espressione di una sensibilità sociale, è indipendente dal reddito e dal patrimonio della persona non autosufficiente, e garantisce tra i 600 e i 1.800 €; si spendono 271 milioni l’anno a questo scopo. L’inquadramento tramite équipe è importante affinché i fondi arrivino a persone che hanno davvero bisogno di assistenza, quello d’ufficio non va bene perché in questa maniera si dovrebbero erogare fondi anche per persone che non raggiungono il primo livello di assistenza, e non si tratta di piccoli importi. Durante la pandemia esso era stato introdotto, ma si trattava di una situazione d’emergenza; il problema comunque sarebbe semplicemente rimandato. Nel caso di persone con malattie gravi, l’inquadramento per un anno è possibile con certificato medico: avviene per circa 1.000 persone. Ci sono anche procedure tecniche e informatiche da rispettare. Ha fatto riferimento quindi a miglioramenti strutturali, sottolineando che era stato difficile definire le basi giuridiche, ma ora se ne parlerà in giunta. era stato possibile reclutare ulteriore personale, in collaborazione con la collega Amhof, e si arriva a 20 è quipes, il che è un miglioramento importante. Si è proceduto anche all’ottimizzazione dei processi e alla collaborazione con altre strutture per evitare doppioni, nonché alla semplificazione dei processi interni, togliendo lavoro amministrativo alle équipes. Si considera anche il miglioramento del sistema di valutazione, in vista del nuovo strumento di valutazione interdisciplinare statale. Si sta lavorando su questo pacchetto di misure con la massima priorità, anche se ci vorrà un po’ di tempo perché i risultati siano visibili. Rieder ha ringraziato per gli interventi, ma ha lamentato che Amhof non avesse dato dettagli sulla citata tabella di marcia. Era stato detto che era inutile parlarne visto che la mozione non sarebbe stata approvata, ma si trattava di soldi dei contribuenti: se fossero stati gestiti con tale precisione anche in altri settori, ce ne sarebbero di più per l’assistenza e la cura. Ovviamente ci sono, tra i molti che fanno richiesta, persone che non ne hanno diritto, ma non va bene che l’ass. Pamer, come detto da lei stessa in un’intervista, non abbia fiducia nei richiedenti. Se un cittadino non paga una multa entro il termine ha delle conseguenze, ma l’amministrazione pubblica può tranquillamente non rispettarlo: ma le persone a casa non possono più aspettare, ci vuole un piano d’emergenza. Messa in votazione per votazione nominale, la mozione è stata respinta con 17 sì e 17 no.
È quindi ripresa la trattazione della Riforma del TPL in Alto Adige, già avviata, alla quale il proponente Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha presentato un emendamento, allo scopo di incaricare la Giunta provinciale 1. di introdurre, in linea di principio per tutte le strutture ricettive del settore alberghiero e non, l‘Alto Adige Guest Pass, con il quale i turisti che visitano la nostra provincia possono utilizzare i mezzi pubblici “gratuitamente”; il finanziamento potrà avvenire per scaglioni in base alle categorie e alla raggiungibilità delle strutture (ad es. ostelli della gioventù, rifugi…); 2. di prevedere, ai fini del cofinanziamento di questo servizio di trasporto pubblico locale, l’obbligo per gli esercizi ricettivi di pagare un importo annuo forfettario per posto letto registrato, importo che potrà essere scaglionato per categorie; 3. di verificare se attraverso le entrate aggiuntive dell’Alto Adige Guest Pass si possa mettere a disposizione dei residenti un “altoadigemobilità Pass” che consenta loro di utilizzare in modo semplice e gratuito i mezzi pubblici; 4. di introdurre, possibilmente senza oneri burocratici, una tariffa per tutti i residenti maggiorenni per l’uso dei mezzi di trasporto pubblici, che corrisponda alla metà dell’importo annuo corrisposto dal settore alberghiero, al fine di cofinanziare un “Alto Adige Pass per tutti”; in cambio, tutti i residenti potranno utilizzare i mezzi pubblici in modo semplice e “gratuito”; 5. di installare sui bus e i treni del trasporto pubblico locale un sistema di conteggio automatico dei passeggeri per poter rilevare anonimamente il numero di persone e di posti occupati, così da poter valutare in modo mirato il grado di utilizzo e ottimizzare la pianificazione della mobilità. Leiter Reber ha spiegato che l trasporto pubblico locale in Alto Adige è ben sviluppato e capillare, ma tramite l’Alto Adige Guest Pass, i turisti che trascorrono solo pochi giorni in Alto Adige spendono molto meno della gente del posto per spostarsi con i mezzi pubblici: attualmente, la Provincia prevede circa 60 centesimi a pernottamento, quindi se un turista si fermasse 365 giorni “pagherebbe” circa 220 €, mentre il prezzo forfettario annuale per il l’AltoAdige Pass per i residenti è di 250 €, e devono utilizzare assiduamente i mezzi pubblici prima di riuscire ad ammortizzare la cifra, mentre nessun turista trascorre in Alto Adige 365 giorni l’anno. Inoltre, le associazioni turistiche pagano i costi addebitati dalla Provincia attingendo direttamente dal loro bilancio oppure dividono l’importo addebitato tra le strutture associate che partecipano al Guest Pass, il che comporta che esse paghino una tariffa molto più alta di quella prevista dalla Provincia. Il gettito 2025 generato dall’Alto Adige Pass si può calcolare in 18,17 milioni di € sulla base dei pernottamenti, ma se si imponesse una tassa annuale forfettaria di 150 € a posto letto sarebbe di più di 38 milioni; ci sarebbero inoltre meno affitti in nero, perché il rilascio della Guest Card sarebbe vincolato alla registrazione del posto letto. Il consigliere, evidenziando che manca in alto Adige il conteggio dei passeggeri, ha quindi ritirato i punti da 1 a 4 mantenendo solo il punto 5.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha sostenuto il punto 5 rimasto, ritenendo importante il conteggio automatico dei passeggeri per rilevare il fabbisogno attuale. Ha rivelato che ci sono attualmente diverse modalità di obliterazione che fruttano una grande quantità di dati, ma non sempre si sa chi sale dove scende, perché il check-in viene sempre rilevato, il check-out solo in alcuni casi.
Andreas Leiter Reber ha quindi chiesto una sospensione per presentare un emendamento, e dopo un confronto con il pres. Arnold Schuler sui casi in cui questo è permesso, il rinvio è stato accordato.
Andreas Colli (Wir Bürger- noi cittadini – Nëus Zitadins) ha corretto delle attribuzioni relative alla ditta Silbernagl, aggiunto che chi ha l’Alto Adige pass ha delle riduzioni, così come gli abitanti di Fié, oltre a quelli di Siusi citati dal proponente. Nei mesi estivi ci sono circa 2.000 persone da trasportare, in inverno 4.000, il che richiederebbe tantissimi autobus. L’errore era stato l’affidamento a una società privata di qualche anno fa, perché le entrate avrebbero permesso di fare molto per l’altopiano, per esempio con una navetta. L’Alpe è troppo ampia per escludere dle tutto l’accesso alle macchine, e anche la moratoria per ridurre l’attività edile non ha portato ai risultati voluti- Ora ci si trova in una situazione con molti buchi, è necessario collaborare a un unico progetto.
Thomas Widmann (Für Südtirol mit Widmann) ha chiarito che si sarebbe potuto integrare tutto fin dall’inizio nell’Alto Adige Pass, ma non era stato fatto; ora che il servizio attualmente funziona molto bene ed è un modello di successo, non ha molto senso intervenire.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha sostenuto la mozione, sottolineando l’unicità del paesaggio dell’Alpe, che con il sistema tariffario attuale è un lusso, mentre dovrebbe essere accessibile a tutti.
L’ass. Daniel Alfreider ha ringraziato Widmann e Colli per aver già chiarito alcuni punti, e chiarito che quanto richiesto non è possibile in base al piano paesaggistico e all’urbanistica. L’alpe di Siusi è un territorio molto delicato e vulnerabile, e Colli ha ragione in merito al numero di bus che sarebbe necessario. Il piano paesaggistico dispone che non siano possibili passaggi in determinati orari, e ora è in previsione anche un contingentamento lungo la strada. Le linee 10 e 179 sono un servizio minimo, che trasporta solo 180 persone. La stessa cosa avviene per la linea delle Tre cime, che costa 20€ a tratta. Chi ha l’Alto Adige Pass riceve uno sconto sugli impianti di risalita che aderiscono; alcuni sono stati integrati nel TPL, ma in questo caso non è così. Köllensperger ha detto che ora si sta rielaborando il piano paesaggistico, e quindi si possono inserire queste richieste. Ha ribadito il problema del monopolio, nato dal fatto che anche il servizio bus è appaltato alla stessa società, e invitato ad agire come con la linea 444 con un contingentamento e previa prenotazione. Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 15 sì, 18 no e 1 astensione.
(continua) **MC**
[Vai all’articolo online ›](https://www.consiglio-bz.org/it/comunicati-stampa/lavori-consiglio-non-autosufficienza-2-riforma-del-tpl-sull-alpe-di-siusi-con-l-alto-adige-pass-260311)
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