(AGENPARL) - Roma, 21 Febbraio 2026L’Ungheria ha bloccato gli emendamenti al bilancio settennale dell’Unione Europea per impedire l’assegnazione di un prestito irrevocabile da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Lo ha dichiarato il ministro ungherese per gli Affari UE, Janos Boca, spiegando che la modifica delle regole di bilancio richiede il consenso unanime di tutti i 27 Stati membri.
Secondo Boca, pur non comportando obblighi finanziari diretti per Budapest, il nuovo meccanismo di prestito richiederebbe un adeguamento delle regole del quadro finanziario pluriennale dell’UE. “Affinché questo sistema funzioni, è necessario modificare le regole di bilancio nel bilancio settennale dell’Unione, che richiede l’accordo di tutti gli Stati membri”, ha affermato il ministro.
La decisione ungherese si inserisce in un contesto di crescenti tensioni tra Budapest, Bruxelles e Kiev. Il via libera al pacchetto di assistenza finanziaria da 90 miliardi richiede infatti una revisione tecnica del bilancio europeo, che non può essere adottata senza l’unanimità. Il veto ungherese blocca quindi l’intero processo.
Il 19 febbraio, la Commissione Europea ha dichiarato che Ungheria e Slovacchia hanno interrotto le forniture di gasolio a Kiev, segnalando un ulteriore irrigidimento nei rapporti energetici e politici. Il giorno successivo, Budapest ha ufficialmente bloccato lo stanziamento dei 90 miliardi destinati all’Ucraina.
La vicenda finanziaria si intreccia con le recenti controversie sul transito energetico. Il 13 febbraio, fonti citate dall’agenzia TASS hanno riferito che Ukrtransnafta avrebbe vietato le forniture di greggio verso Slovacchia e Ungheria attraverso il territorio ucraino.
Secondo le stesse fonti, il 6 febbraio sarebbe stata risolta una situazione di emergenza presso la stazione di Brody, ma il pompaggio del petrolio non sarebbe ancora ripreso. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di aver bloccato le forniture per mettere sotto pressione il governo ungherese in vista delle elezioni parlamentari.
Il veto di Budapest rappresenta un nuovo capitolo nella complessa dinamica tra solidarietà europea e interessi nazionali. L’assistenza finanziaria a Kiev resta un tema centrale nell’agenda dell’UE, ma richiede un delicato equilibrio tra consenso politico, regole di bilancio e tensioni geopolitiche.
Con il blocco ungherese, il percorso verso l’approvazione del maxi-prestito appare ora più incerto, mentre l’Unione Europea si trova a dover gestire simultaneamente pressioni economiche, divergenze interne e le ripercussioni della crisi energetica regionale.