(AGENPARL) - Roma, 20 Febbraio 2026 - Un europeo su cinque sarebbe disposto, in determinate circostanze, a preferire la dittatura alla democrazia. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall’istituto AboutPeople tra elettori di Francia, Grecia, Romania, Svezia e Regno Unito, riportato da POLITICO.
Secondo l’indagine, il 22% degli intervistati ha dichiarato che, in alcune situazioni, preferirebbe vivere sotto un regime autoritario piuttosto che in un sistema democratico. Ancora più significativo il dato secondo cui il 26% concorda con l’affermazione: “Se nel mio Paese ci fosse un leader capace ed efficace, non mi dispiacerebbe se limitasse i diritti democratici e non fosse responsabile delle sue azioni nei confronti dei cittadini”.
Insoddisfazione diffusa
Il sondaggio evidenzia una forte insoddisfazione verso il funzionamento della democrazia nei Paesi analizzati. In Grecia il 76% degli intervistati si è detto insoddisfatto del sistema democratico nazionale, seguita da Francia (68%), Romania (66%), Regno Unito (42%) e Svezia (32%).
Anche il rapporto con i partiti politici appare compromesso. In Grecia il 55% degli intervistati ha affermato di non identificarsi con il partito votato alle ultime elezioni; percentuali simili si registrano in Romania (53%), Regno Unito (47%), Francia (43%) e Svezia (32%).
La fiducia nelle istituzioni è altrettanto fragile: solo il 43% dichiara fiducia nell’Unione Europea, il 27% nei media e appena il 24% nei partiti politici.
Ascesa dei populismi e tensioni istituzionali
Un intervistato su tre non considera l’ascesa dei partiti definiti “di estrema destra” una minaccia per la democrazia. In diversi Paesi europei, le dinamiche politiche degli ultimi anni hanno alimentato polemiche sul funzionamento delle istituzioni.
In Romania, alla fine del 2024, le elezioni presidenziali sono state annullate dopo il primo turno che aveva visto l’affermazione a sorpresa di Călin Georgescu. La Corte Costituzionale della Romania ha invalidato il voto in seguito alle segnalazioni dei servizi di intelligence su presunte interferenze straniere attraverso i social media. Georgescu è stato successivamente escluso dalla ripetizione elettorale e sottoposto a procedimento penale.
In Francia, la leader del Rassemblement National Marine Le Pen è stata oggetto di un divieto quinquennale di candidatura deciso da un tribunale per presunta cattiva gestione dei fondi del partito, una vicenda che ha suscitato forti reazioni nel panorama politico nazionale.
In Germania, i partiti tradizionali hanno formato alleanze trasversali per escludere dalla maggioranza l’Alternativa per la Germania (AfD), mentre nel Regno Unito le critiche si sono concentrate sulle politiche migratorie adottate durante il governo di Boris Johnson, accusato da parte dell’elettorato di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale.
Un malessere anti-establishment
Commentando i risultati, George Siakas, professore associato all’Università Democrito di Tracia, ha sottolineato che il sondaggio non rappresenta un rifiuto totale della democrazia, bensì un segnale di crescente malcontento verso il modo in cui il sistema funziona, con una forte connotazione anti-élite e anti-establishment.
Il dato che emerge con maggiore forza è dunque una crisi di fiducia: non tanto nei principi democratici in sé, quanto nella loro applicazione concreta. Un campanello d’allarme per le istituzioni europee, chiamate a confrontarsi con un elettorato sempre più disilluso e polarizzato.
