(AGENPARL) - Roma, 19 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 19 February 2026 A Betti e Michelini (Pd) risponde l’assessore Meloni: “La Regione
in tutte le commissioni ha espresso la mancata intesa. Dobbiamo
trovare fondi regionali aggiuntivi rispetto a scelte non condivise del
Governo che sta penalizzando l’Appennino”
(Acs) Perugia, 19 febbraio 2026 – Nella parte riservata al question
time della seduta odierna dell’Assemblea legislativa, i consiglieri
del Pd, Cristian Betti (primo firmatario) e Letizia Michelini hanno
presentato un loro atto ispettivo circa la “Ridefinizione nazionale
dei criteri di classificazione dei comuni montani e impatto
penalizzante sui territori umbri” e chiesto all’assessore Simona
Meloni “quali iniziative politiche e istituzionali intenda assumere
la Giunta, anche proseguendo e rafforzando il lavoro già avviato
dallo stesso Assessore, in sede di Conferenza Stato-Regioni e nei
confronti del Governo, a difesa dei territori montani umbri; quali
ulteriori strumenti e risorse regionali intenda attivare per sostenere
i comuni esclusi dalla nuova classificazione”.
Illustrando l’atto, Betti ha ricordato che “la legge 131/2025
demanda al Governo la definizione dei nuovi criteri di classificazione
dei comuni montani, dai quali dipende l’accesso alle risorse del
Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (Fosmit) e alle altre
misure di sostegno destinate alle aree montane. La proposta avanzata
dal ministro Roberto Calderoli prevede criteri altimetrici e
morfologici restrittivi rispetto a quelli vigenti fino ad oggi, con un
impianto rigido che rischia di non riflettere le reali condizioni di
fragilità dei territori, in particolare quelli appenninici.
L’applicazione di tali criteri, con riferimento alla Regione Umbria,
comporta il passaggio da 91 comuni attualmente classificati totalmente
o parzialmente montani a soli 57, con l’uscita di 34 comuni
dall’elenco con una conseguente drastica riduzione della platea dei
territori potenziali beneficiari delle misure di sostegno, con
evidenti ricadute sull’accesso al Fosmit, nonché su servizi di
cittadinanza, agevolazioni e interventi a favore di famiglie e
imprese. Un’impostazione calata dall’alto e poco aderente alla
concreta conformazione dell’Appennino umbro, rischia di non cogliere
le effettive condizioni di fragilità legate a spopolamento,
isolamento infrastrutturale, carenza di servizi e maggiori costi di
gestione. Tali scelte rischiano di determinare un arretramento delle
politiche di coesione territoriale e di penalizzare comunità che già
oggi garantiscono con difficoltà il presidio sociale ed economico
delle aree montane. La Regione ha investito con continuità in
strumenti di sviluppo locale e strategie territoriali integrate. Il
Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e le misure agevolative
previste dalla legge 131/2025, in termini di servizi pubblici, tutela
del territorio e sviluppo economico rappresentano strumenti essenziali
per contribuire alla difesa e promozione delle zone montane. La
Regione Umbria nel confronto con il Governo, ha espresso una chiara e
formale opposizione alla proposta ministeriale, giudicandola
fortemente penalizzante per l’Umbria, non aderente alla reale
conformazione dell’Appennino e potenzialmente idonea a compromettere
risorse, servizi essenziali e prospettive di sviluppo per numerose
comunità locali. La riduzione del numero dei comuni montani rischia
di tradursi non solo in una perdita di risorse, ma in un concreto
indebolimento dei diritti di cittadinanza e della tenuta sociale ed
economica delle comunità umbre. È necessario che la Regione continui
ad assumere un ruolo attivo e incisivo affinché decisioni
centralistiche non si traducano in un ulteriore indebolimento dei
servizi e delle opportunità di sviluppo per i territori
dell’Umbria”.
L’assessore Simona Meloni ha risposto che “dobbiamo trovare fondi
regionali aggiuntivi rispetto alle scelte non condivise da parte del
Governo che sta continuando a penalizzare i comuni dell’Appennino. I
comuni montani sono territori di fragilità, di confine e spesso sono
piccoli comuni. La Regione in tutte le commissioni ha espresso la
mancata intesa, con motivazioni e suggerimenti per poter migliorare il
ridimensionamento dei comuni. Ci sono stati anche due emendamenti
migliorativi, solo in parte accolti. Ad oggi l’Umbria mantiene solo
57 comuni, prima ne aveva 91 perché erano previsti i comuni montani e
quelli parzialmente montani, mentre oggi la classificazione contempla
solo i montani. Quindi perdiamo 34 comuni. Stiamo continuando a
chiedere la non penalizzazione nell’individuazione dei sotto elenchi
che verranno fatti per la destinazione dei fondi. Ribadiamo che nei
comuni montani sono a rischio i servizi sanitari, i servizi di
prossimità, i servizi all’infanzia, i servizi per la salvaguarda del
territorio. Ad esempio Fabro è escluso, ma gli interventi per la
Trending
- Indo-Pacifico: gli Stati Uniti espandono la presenza navale per il contenimento della Cina
- Ferrari, si dimette il responsabile marketing Enrico Galliera dopo le polemiche sulla prima auto elettrica
- Più Europa, meno efficacia: il dilemma industriale della difesa canadese
- Schlein: vicini al popolo venezuelano colpito da violento terremoto
- Al Consiglio ENVI di Lussemburgo, la Repubblica Ceca ha richiesto una modifica degli standard sulle emissioni delle automobili e chiarimenti sulle nuove norme relative agli imballaggi
- Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026
- Italia e Francia rafforzano la cooperazione alle frontiere: firmata ad Antibes l’intesa sulle Brigate Miste contro immigrazione clandestina e criminalità
- Agenzia nr. 1299 – Nuovo Ospedale di Andria, approvato il progetto esecutivo. De Santis e Vurchio (PD): “Un passo avanti decisivo, ora si entri nella fase della concretezza
- CS SISMA VENEZUELA, LA NOTA DI VERRECCHIA (FDI)
- GOLF- Edoardo Molinari al comando del DS Automobiles 83° Open d’Italia