(AGENPARL) - Roma, 19 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 19 February 2026 L’Aula approva all’unanimità la proposta di deliberazione
consiliare richiesta dallo Stato con il bilancio 2025
(Acs) Perugia, 19 febbraio 2026 – L’Assemblea legislativa
dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti (18) la
proposta di deliberazione consiliare sulla cancellazione della
restituzione delle anticipazioni di liquidità da parte delle Regioni,
un’attuazione di una disposizione legge richiesta alle Regioni con
il bilancio dello Stato 2025.
SCHEDA
La proposta di deliberazione consiliare “Attuazione delle
disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 638 a 643, della legge
30 dicembre 2025, n. 199, relative alla cancellazione della
restituzione delle anticipazioni di liquidità da parte delle Regioni.
Impegno della Regione Umbria ad applicare al bilancio di previsione un
risultato di amministrazione pari all’importo determinato ai sensi del
comma 642 dell’articolo 1 della legge n. 199/2025”, è
l’applicazione di una norma introdotta con la legge di bilancio
dello Stato, che ha recepito le disposizioni per la cancellazione del
debito delle Regioni nei confronti dello Stato per le anticipazioni di
liquidità stipulate negli anni precedenti. Per l’Umbria si tratta
di anticipazioni del 2012 e 2013. L’ammontare dei debiti torna in
capo allo Stato, fermo restando che le Regioni devono continuare a
rimborsare. L’operazione dal punto di vista dei saldi complessivi
dello Stato è neutra, ma è fondamentale per consentire
l’utilizzazione del contributo di finanza pubblica dal momento che
la cancellazione consente di poter usare e finalizzare queste risorse
anche per investimenti. La Regione, con questo atto, si impegna ad
applicare al proprio bilancio di previsione un risultato di
amministrazione pari all’importo determinato con riferimento ai
risultati del rendiconto 2024.
RELATORI
Per il relatore di maggioranza Francesco Filipponi (Pd) “si tratta
di un atto tecnico, ma indispensabile, che garantisce certezza
contabile, rispetto delle norme statali e tutela degli equilibri
finanziari della Regione nel lungo periodo. È l’attuazione di una
misura nazionale di grande rilievo per i bilanci regionali: la
cancellazione, a partire dal primo gennaio 2026, del debito delle
Regioni verso lo Stato relativo alle anticipazioni di liquidità
erogate negli anni passati per far fronte ai ritardi nei pagamenti e
alle tensioni di cassa. Lo Stato si fa carico dei mutui contratti
dalle Regioni con Cassa Depositi e Prestiti per estinguere le
anticipazioni. Perché queste misure possano operare, è però
necessario un passaggio formale da parte delle Regioni interessate,
che devono assumere un impegno pluriennale: applicare al proprio
bilancio di previsione un risultato di amministrazione non superiore a
un limite determinato sulla base del rendiconto 2024. Il limite
massimo del risultato di amministrazione che la Regione potrà
applicare al bilancio di previsione per ciascun anno dal 2026 al 2051
è di 231 milioni 721mila euro. Si tratta di un impegno contabile, non
di un onere finanziario aggiuntivo: non comporta nuove spese, né
riduzioni di entrate, ma disciplina il modo in cui il risultato di
amministrazione può essere utilizzato negli esercizi futuri. In
questo modo si limita l’impatto sui saldi di finanza pubblica
nazionale derivante dalla cancellazione del fondo anticipazioni di
liquidità accantonato nei risultati di amministrazione regionali e si
garantisce un comportamento omogeneo delle Regioni, evitando che la
liberazione di risorse contabili generi squilibri o utilizzi
eccessivamente espansivi del risultato di amministrazione”.
Il relatore di minoranza Donatella Tesei (Lega) ha detto che: “La
relazione del presidente Filipponi è assolutamente corretta rispetto
all’interpretazione di questa norma, molto importante. Vanno tenute a
mente alcune notazioni che non possiamo assolutamente dimenticare. Il
primo punto fondamentale riguarda la procedura tecnica che le regioni
devono seguire per beneficiare della cancellazione del debito relativa
all’anticipazione di liquidità. La precisazione è un fatto
fondamentale. Qual’era per la Regione Umbria l’onere che questo
comportava? Era una anticipazione di liquidità richiesta nel
2012-2013, perché poi non sono state richieste altre anticipazioni e
siamo andati avanti nei cinque anni in cui abbiamo governato noi
tenendo sempre sotto controllo il bilancio. Il presupposto per avere
questi benefici enormi, grazie alla legge nazionale e grazie al grande
lavoro che si è svolto in Conferenza delle Regioni, è quello che i
presupposti di partenza, e per questo la Regione Umbria rientra nella
lettera A relativa alla norma è quello di aver concluso un iter con
un avanzo di amministrazione del bilancio 2024, quindi la nostra
gestione, di 241 milioni di euro. Questo è il discrimine e il
presupposto per cui la Regione Umbria ha potuto oggi presentare questo
reperimento. Ricordo bene che questo argomento l’abbiamo trattato in
quest’Aula e non solo. La compartecipazione alla finanza pubblica è
una legge vecchia dello Stato che si era interrotta durante il periodo
del Covid per ovvie ragioni e che poi è ripresa. Quindi anche questa
giustificazione, questo alibi per giustificare la manovra fiscale
messa in atto dall’attuale maggioranza in Regione non c’è più.
Grazie al bilancio 2024 oggi sappiamo che non dobbiamo più
accantonare, ma addirittura se questa situazione virtuosa, tutta
normata dalla legge, esiste e viene portata avanti, l’anno successivo
può essere utilizzato per investimenti. Quindi non esiste alcun
taglio, questa è una norma nazionale che condividiamo e che agevola
tutte le Regioni, in particolare l’Umbria che ha maggiore
possibilità di spese. Finalmente è giunto a maturazione un altro
importante beneficio per i bilanci permettendo alle Regioni di poter
programmare anche investimenti perché si liberano risorse. Anticipo
il voto favorevole della minoranza”.
Interventi
Assessore Tommaso Bori: “Si tratta di un atto dovuto, di un
adempimento previsto nella Legge di Bilancio dello Stato 2026. È
anche l’epilogo di un confronto serrato con il Governo in merito al
pesante contributo alla spesa pubblica che grava dal 2025 sulle
Regioni italiane. Queste hanno più volte denunciato come questo
meccanismo di contenimento della propria spesa sia insostenibile e
rischi di paralizzare i servizi essenziali garantiti sui territori. Si
tratta in effetti di tagli, essendo risorse che non possono più
essere utilizzate nella spesa corrente ma che vanno obbligatoriamente
accantonate. Il Governo in altre parole trasferisce l’onere di
contenimento della spesa – finalizzato a raggiungere i target
europei su deficit, spesa primaria e debito pubblico – sulle
Regioni, migliorando il proprio saldo netto senza dover tagliare
ulteriormente i ministeri centrali. Lo stesso sta avvenendo anche
verso gli enti locali. Una ridefinizione dei rapporti che preoccupa
ancora di più in previsione dell’attuazione della riforma fiscale.
Le Regioni dovranno camminare sulle proprie gambe da un punto di vista
finanziario con evidenti rischi di discriminazione e impoverimento per
le realtà più piccole e con economie meno forti. Per l’Umbria
l’incidenza sulle casse regionali di questa operazione è molto
forte, drastica, senza precedenti. Assistiamo per la nostra Regione a
tagli progressivi per oltre 80 milioni di euro (5,5 milioni di euro
nel 2025; 14,8 nel 2026; 15,2 nel 2027, 16,9 nel 2028; 26,3 nel 2029).
È molto difficile che le Regioni resisteranno a questo tipo di
“soffocamento finanziario”. Numerose tra quelle ordinarie hanno
già approntato manovre fiscali. Dopo una battaglia nella Conferenza
Stato-Regioni, si è comunque almeno ottenuto di poter utilizzare tali
cifre come investimenti a partire dall’anno successivo. La Regione
Umbria potrà pertanto realizzare nel triennio 2026-2028 investimenti
per oltre 35 milioni di euro. Resta l’incognita sulla tenuta dei
livelli finanziarie e dei servizi da assicurare nell’anno corrente,
visti i tagli necessari per l’accantonamento dei contributi. Gli
enti locali e le Regioni sono costretti a un equilibrismo finanziario
senza precedenti per “limitare i danni”. Nel frattempo – con
l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da
638 a 643, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, relative alla
cancellazione della restituzione delle anticipazioni di liquidità da
parte delle Regioni – l’Umbria ottiene alcuni vantaggi in termini
di possibilità di investimento. Si badi bene: investimenti ma a
fronte di riduzione drastica di spesa corrente. Per la Regione Umbria
si tratta di due anticipazioni di liquidità – ovvero prestiti
stipulati con il Ministero dell’Economia e Finanza (Mef) ai sensi
del decreto legge 35 del 2013, il cui debito residuo è pari al
31/12/2025 a circa 24 milioni di euro. L’impatto della cancellazione
del debito sul bilancio di previsione è neutro in termini di spesa ma
ha un effetto ai fini dell’utilizzo del contributo alla finanza
pubblica accantonato in ciascun esercizio dal 2025 al 2029 per la
realizzazione di investimenti nell’esercizio successivo. Nelle
prossime settimane presenteremo un Piano di investimenti utili per il
territorio, sia di diretta attuazione regionale che destinati agli
enti locali. Il Piano sarà finanziato con cifre pari a quelle
accantonate per rispondere agli obblighi statali sui contributi alla
spesa pubblica negli esercizi precedenti. Gli investimenti saranno
possibili in alternativa all’accensione di specifici mutui e quindi
evitando indebitamento finanziario”.
Replica del relatore di minoranza, Donatella Tesei (Lega): “Quanto
affermato dall’assessore al bilancio Bori va anche contro la relazione
fatta dal presidente Filipponi dove sono ben individuate le norme di
legge e benefici che ha questa Regione. Capisco che il modus operandi
della maggioranza è quello di continuare a dire cose non vere perché
diventano realtà. Questa è una legge importantissima soprattutto per
il fatto che toglie dagli accantonamenti il fal e ciò è stato
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