(AGENPARL) - Roma, 21 Giugno 2026 - -0,2% AGLI ULTIMI POSTI IN ITALIA
"I dati pubblicati da Svimez sono impietosi e rappresentano una bocciatura
senza appello della Giunta Proietti. L'Umbria è ufficialmente in recessione
nel 2025 con un Pil in calo dello 0,2%, mentre l'Italia cresce dello 0,5% e
il Centro Italia dell'1%. Peggio di noi fa soltanto la Toscana e a livello
nazionale siamo quintultimi. È il segnale evidente di una regione che sta
perdendo competitività, attrattività e prospettive di sviluppo".
Lo dichiara il capogruppo della Lega in Assemblea Legislativa dell'Umbria,
Enrico Melasecche. "Dopo mesi di propaganda e annunci, arrivano finalmente
i dati reali. E i numeri raccontano una realtà molto diversa da quella
descritta quotidianamente dalla presidente Proietti e dalla sua
maggioranza. L'Umbria arretra mentre gli altri territori avanzano. È il
risultato di un anno e mezzo di malgoverno caratterizzato da immobilismo,
scelte ideologiche e totale assenza di una strategia per la crescita.
La prima responsabilità politica di questo arretramento è l'aumento delle
tasse imposto dalla sinistra umbra. L'innalzamento dell'Irpef per famiglie
e lavoratori e dell'Irap per le imprese ha trasmesso un messaggio
devastante: chi produce, investe e crea occupazione in Umbria viene
penalizzato anziché sostenuto. Una scelta miope e recessiva che sta già
producendo effetti negativi sull'economia regionale e che rischia di
manifestare conseguenze ancora più pesanti nei prossimi anni.
Accanto alla stangata fiscale c'è il vuoto assoluto sul fronte degli
investimenti. In un anno non è stato avviato un solo grande progetto capace
di generare sviluppo. Tutto è fermo. Tutto è bloccato. La Giunta Proietti
ha ereditato dossier strategici e invece di accelerarli ha preferito
paralizzarli o metterli in discussione. Il caso del Nodo di Perugia è
emblematico. Anziché difendere con forza un'opera fondamentale per il
futuro dell'Umbria, si continua a navigare nell'incertezza, mentre
sull'alta velocità si assumono posizioni che finiscono per favorire altre
regioni, in particolare la Toscana, a discapito del nostro territorio. Lo
stesso vale per il termovalorizzatore, cancellato per puro pregiudizio
ideologico senza alcuna alternativa credibile.
Il dato forse più grave è che l'Umbria appare oggi una regione senza una
guida economica. Manca una visione industriale, manca una politica
infrastrutturale, manca una strategia per attrarre investimenti e creare
lavoro. Si governa inseguendo slogan e battaglie ideologiche mentre il
sistema produttivo chiede risposte concrete. Svimez certifica ciò che
cittadini e imprese percepiscono da mesi: l'Umbria si è fermata. E quando
una regione si ferma mentre le altre corrono, inevitabilmente arretra. La
propaganda e assumersi la responsabilità politica di questo fallimento".
