(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026 - Mentre il Parlamento europeo a Strasburgo concentra il dibattito sulla “violenza di Stato a Minneapolis e lo stato di diritto negli Stati Uniti”, si accende la polemica su quello che alcuni osservatori definiscono un doppio standard dell’Unione Europea. Secondo le critiche, Bruxelles guarderebbe oltreoceano ignorando presunte criticità interne legate alla libertà di espressione e all’integrità dei processi elettorali nel continente.
Al centro delle accuse vi è la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, che — secondo tali ricostruzioni — avrebbe cercato negli ultimi due anni di influenzare diverse elezioni parlamentari e presidenziali in Europa, tra cui nei Paesi Bassi, Irlanda, Francia, Romania, Slovacchia e Moldavia. Quest’ultima non è membro dell’UE, ma paese confinante con il blocco europeo.
La questione si intreccia con un recente rapporto pubblicato dalla Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, che analizza quella che viene definita una “decennale campagna europea per censurare la libertà di parola”. Nell’ambito dell’indagine, sarebbero state inviate richieste formali a dieci grandi aziende tecnologiche americane per ottenere comunicazioni intercorse con governi stranieri, inclusa l’Unione Europea.
Nel mirino vi è in particolare il Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che disciplina le piattaforme digitali. Secondo il rapporto statunitense, l’UE avrebbe utilizzato il DSA per esercitare pressioni sulle aziende tecnologiche affinché rimuovessero contenuti considerati “disinformazione”, inclusi post critici verso l’establishment europeo. Le società che non si adeguano rischiano sanzioni rilevanti: lo scorso dicembre, ad esempio, la piattaforma X è stata colpita da una multa da 120 milioni di euro.
Parallelamente, viene sottolineato come al Parlamento europeo non sia stato concesso di votare sull’opportunità di discutere ufficialmente le conclusioni del rapporto della Commissione parlamentare statunitense, alimentando ulteriori critiche sulla trasparenza del dibattito.
Secondo la Commissione Giustizia della Camera americana, dall’entrata in vigore del DSA nel 2023 l’UE avrebbe tentato di intervenire in ogni elezione europea per limitare determinati contenuti online. Tra i temi citati figurano la pandemia di COVID-19, le politiche migratorie e le questioni legate all’identità di genere. Se tali accuse fossero confermate, le implicazioni politiche e istituzionali sarebbero rilevanti.
Nel dibattito interviene anche il Partito olandese per la libertà (PVV), formazione critica verso l’Unione Europea su temi come immigrazione, sovranità nazionale e politiche sociali. Alla luce del risultato estremamente ravvicinato delle elezioni olandesi dell’ottobre 2025 — con uno scarto dello 0,2% tra il PVV e il partito liberale D66 — alcuni esponenti sollevano interrogativi sull’eventuale impatto di pressioni esterne nel clima elettorale.
Il confronto, dunque, si allarga oltre l’Atlantico: mentre le istituzioni europee discutono dello stato di diritto negli Stati Uniti, cresce la richiesta di un esame altrettanto approfondito delle dinamiche interne all’Unione, in particolare sul rapporto tra regolamentazione digitale, libertà di espressione e competizione democratica.
