(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026Concepito come luogo di studio e meditazione, lo Studiolo del Duca è uno degli ambienti più preziosi e simbolici del Palazzo Ducale di Urbino. Piccolo e quasi nascosto nel cuore dell’appartamento padronale, questo scrigno di legno intarsiato rappresenta uno dei massimi manifesti dell’Umanesimo rinascimentale, riflettendo al contempo il ritratto intellettuale e morale del suo committente, Federico da Montefeltro.
Dall’ingresso, in origine sormontato dal doppio ritratto di Federico e del figlio Guidobaldo – opera di Pedro Berruguete – il Duca appare come uomo d’armi e di lettere. Vestito d’armatura ma intento nella lettura, ornato delle onorificenze dell’Ordine dell’Ermellino e della Giarrettiera, incarna l’ideale del principe umanista. Questi simboli ricorrono anche all’interno dello Studiolo, in un raffinato sistema di rimandi visivi e morali che lega il pubblico e il privato del Duca.
La data incisa nel fregio del soffitto segna il completamento dei lavori nel 1476. Nello stesso anno, nella bottega fiorentina di Giuliano e Benedetto da Maiano, vennero realizzate le straordinarie tarsie lignee, mentre i pannelli dipinti con i ventotto Uomini Illustri – filosofi, poeti, uomini di scienza e di fede – furono affidati a Giusto di Gand e successivamente completati da Berruguete. Di tutti questi personaggi Federico possedeva gli scritti nella sua biblioteca, a testimonianza della sua cultura enciclopedica.
Le tarsie raffigurano scaffali semiaperte colmi di libri, strumenti musicali, astrolabi, armature e strumenti matematici, disposti in un apparente disordine che cela una sofisticata logica prospettica. Finte nicchie ospitano allegorie delle Virtù teologali – Fede, Speranza e Carità – e un ritratto del Duca stesso. Una fascia inferiore decorata con le imprese araldiche traduce in simboli le qualità morali del principe. Realtà e illusione si fondono, conducendo l’osservatore in uno spazio intimo, sospeso e concettualmente complesso.
Dopo la chiusura avvenuta il 4 novembre scorso, lo Studiolo è tornato accessibile al pubblico il 30 maggio, al termine di un intervento di restauro e riallestimento finalizzato a restituire l’originaria omogeneità. L’operazione ha ricucito il rapporto tra i ritratti degli Uomini Illustri e le pareti lignee, eliminando le aggiunte ottocentesche e recuperando i colori originali.
Oltre ai 14 ritratti originali, la stanza ospita riproduzioni hi-tech degli altri 14 dipinti attualmente conservati al Museo del Louvre. Grazie a un partenariato con il museo parigino, che ha fornito immagini ad alta risoluzione, è stato possibile ricostruire l’aspetto originale dello Studiolo come concepito da Federico da Montefeltro, prima degli interventi dei Barberini, che ne asportarono alcune parti compromettendo l’unitarietà quattrocentesca.
Il restauro, promosso dalla Galleria Nazionale delle Marche in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro, nell’ambito dei finanziamenti PNRR, ha restituito luce, profondità prospettica e leggibilità ai delicati intarsi lignei, rafforzando le strutture e valorizzando uno degli ambienti più emblematici della “città ideale” rinascimentale, Patrimonio UNESCO dal 1998.
La riapertura dello Studiolo non è solo un evento artistico: è un messaggio culturale che riafferma Urbino come laboratorio vivo di arte, pensiero e tutela del patrimonio, insieme ai capolavori di Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano presenti nel Palazzo Ducale.
Non sono mancate però le polemiche. Il Forum Bramante ha criticato la rimozione della trabeazione lignea che coronava le lesene, sostituita da una tripla fascia su sfondo scuro. Secondo i critici, l’intervento violerebbe i principi del restauro filologico e la grammatica architettonica rinascimentale, decontestualizzando le tarsie e privandole della loro logica strutturale originaria.
Nonostante le controversie, lo Studiolo continua a parlare al presente come simbolo del dialogo tra arte, scienza e conoscenza. Tra le colline che ispirarono Raffaello, Urbino torna a essere laboratorio di bellezza e pensiero, dove la storia si misura con il futuro.