(AGENPARL) - Roma, 29 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Thu 29 January 2026 Agrusti: «Decidere anche senza consenso immediato» | Riccardi: «Protezione Civile come infrastruttura pubblica» | Fedriga: «Metodo, coordinamento e responsabilità istituzionale»
Casarsa della Delizia, 29 gennaio – «Il modello Friuli non nasce da una retorica dell’emergenza, ma da una scelta politica precisa: assumersi la responsabilità di decidere, anche quando il consenso non è immediato»: con questo incipit Michelangelo Agrusti, Presidente di Confindustria Alto Adriatico, ha aperto nel pomeriggio al Teatro Pasolini l’incontro dedicato all’attualità del modello friulano di gestione dell’emergenza e della ricostruzione, organizzato dalla stessa CAA, collocandolo nel quadro più ampio del rapporto tra istituzioni, comunità e democrazia rappresentativa.
Agrusti ha richiamato la ricostruzione post-sisma del 1976 come un passaggio in cui la classe dirigente seppe esercitare pienamente la propria funzione di governo, scegliendo una linea di priorità chiara e assumendosene il costo politico. La sequenza «fabbriche, case e chiese» è stata indicata come una decisione strategica orientata alla tenuta sociale prima ancora che alla ricostruzione fisica: garantire lavoro e continuità produttiva per evitare lo spopolamento e preservare comunità vive. Una scelta allora contestata, ma fondata su una visione di lungo periodo che ha dato credibilità all’azione pubblica. «Non si governa inseguendo il consenso istantaneo – ha osservato – ma tenendo insieme decisione e responsabilità».
Su questa impostazione si era in qualche modo innestato poco prima il contributo del sindaco di Casarsa della Delizia Claudio Colussi, che ha ricordato come la ricostruzione friulana abbia avuto fin dall’inizio una dimensione istituzionale e civile, non limitata alle opere materiali ma orientata alla ricomposizione morale e sociale dei territori colpiti.
Il Presidente dell’Associazione Consiglieri della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Dario Barnaba ha collocato quell’esperienza dentro una riflessione più ampia sull’architettura del governo regionale, sottolineando la capacità della classe dirigente dell’epoca di distinguere tra amministrazione dell’ordinario e gestione dello straordinario, affidando alla politica il compito di orientare e pianificare, senza sostituirsi ai livelli territoriali.
Portando il confronto sul terreno dell’azione pubblica contemporanea, l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità e delegato alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha evidenziato come il Friuli Venezia Giulia sia oggi considerata una delle regioni più avanzate nella pianificazione dell’emergenza «non per caso, ma per una stratificazione di scelte coerenti nel tempo». Dal 1994 la Regione ha affrontato otto emergenze di rilievo nazionale, sviluppando un modello fondato su prevenzione, coordinamento istituzionale e chiara assunzione di responsabilità. Riccardi ha richiamato in particolare la gestione della pandemia e dei flussi di profughi ucraini come esempi di un sistema capace di agire in condizioni di massima complessità senza improvvisazione. «Senza quella piattaforma giuridica e organizzativa – ha spiegato – non sarebbe stato possibile sostenere il sistema sanitario, garantire servizi essenziali e assicurare una risposta unitaria». Un modello che concepisce la Protezione civile non come apparato emergenziale episodico, ma come infrastruttura stabile di governo. Tante le parole per Adriano Biasutti, con una commossa chiosa: «Gli uomini come lui non muoiono mai».
Il filo conduttore istituzionale dell’incontro è stato ripreso da Giovanni Bellarosa, già segretario generale della Regione e presidente della Commissione paritetica Stato-Regione, che ha sottolineato come l’unità politica costruita attorno alla ricostruzione abbia consentito allo Stato di affidare alla Regione poteri straordinari. Una delega fondata sulla fiducia, tradotta in strumenti normativi e operativi innovativi, che hanno reso possibile un processo decisionale rapido ma condiviso.
Nelle pre-conclusioni, Stefano Biasutti, uno dei due figli di Adriano – l’altro presente in sala – ha richiamato il valore di quella stagione come patrimonio di metodo più che di memoria, sottolineando l’importanza di trasmetterne il senso alle nuove generazioni come esempio di responsabilità pubblica e visione politica.
Ha chiuso i lavori, con un videomessaggio, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga che ha offerto una lettura esplicitamente orientata alla governance. La forza della ricostruzione friulana, ha spiegato, «non è risieduta solo nella rapidità degli interventi, ma nella capacità di integrare decisione politica, competenza tecnica e partecipazione dei territori». La Regione seppe assumere un ruolo centrale di coordinamento, costruendo un sistema di governo dell’emergenza fondato su metodo, pianificazione e prevenzione, anziché sull’improvvisazione. Fedriga ha richiamato la scelta di dare priorità alla ripresa del sistema produttivo come passaggio decisivo per evitare l’esodo della popolazione e trasformare la ricostruzione in un fattore di sviluppo strutturale. «Quel modello – ha affermato – dimostra che la solidità di un territorio dipende dalla tenuta delle sue reti istituzionali, economiche e sociali». Un’impostazione che, lungi dall’essere confinata al passato, continua a offrire indicazioni concrete su come governare le emergenze come parte integrante dell’azione pubblica.
Prima del convegno gli Amici di Adriano Biasutti, tra cui Agrusti e Riccardi, avevano apposto, previa autorizzazione del Comune, una targa al gelso dedicato proprio all’ex Presidente della Regione. Un segno della friulanità – ha commentato Agrusti – situato nella via di Casarsa dedicata proprio a Biasutti.
Massimo Boni
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