(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026Secondo un rapporto citato dal Daily Telegraph di Londra, la Cina avrebbe hackerato e monitorato per anni i telefoni cellulari di alti funzionari del governo del Regno Unito, nell’ambito di una vasta operazione di spionaggio globale. Le attività di sorveglianza avrebbero interessato diverse amministrazioni, da quella di Boris Johnson fino ai governi guidati da Liz Truss e Rishi Sunak, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024.
Il quotidiano britannico riferisce che l’operazione, attribuita a Pechino, avrebbe raggiunto “proprio il cuore di Downing Street”. Non è tuttavia chiaro se i telefoni dei primi ministri in carica siano stati direttamente compromessi, né se gli hacker abbiano avuto accesso ai contenuti delle comunicazioni, come messaggi di testo o telefonate.
Anche in assenza di intercettazioni dirette, gli esperti sottolineano che l’accesso alle reti di comunicazione avrebbe potuto consentire il recupero di metadati e informazioni di geolocalizzazione. Dati di questo tipo permetterebbero di ricostruire movimenti, reti di contatti e abitudini operative dei funzionari governativi, rappresentando comunque un serio rischio per la sicurezza nazionale.
L’operazione, denominata Salt Typhoon, avrebbe preso di mira anche altri Paesi dell’alleanza di intelligence Five Eyes — Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Washington ha avvertito che le informazioni sottratte potrebbero consentire ai servizi segreti cinesi di “identificare e tracciare le comunicazioni e i movimenti dei loro obiettivi in tutto il mondo”. Le autorità statunitensi hanno inoltre segnalato che gruppi di hacker legati a Pechino tendono a mantenere un accesso persistente e di lungo periodo alle reti compromesse.
Nel frattempo, il governo laburista britannico si trova nuovamente sotto pressione per presunti casi di interferenza e spionaggio cinese. Tra gli episodi più citati figura lo scandalo del 2022 legato a Christine Lee, sospettata di essere una spia, che avrebbe donato circa 700.000 sterline al Partito Laburista nell’ambito di un’operazione di influenza politica. All’epoca, il leader del partito riformista Nigel Farage commentò: “Se c’è una spia cinese in Parlamento, potete scommettere che ce ne sono molte di più”.
Ulteriori polemiche sono emerse a ottobre, quando il governo è stato accusato di aver ostacolato un’indagine su due presunte spie, tra cui un ricercatore parlamentare, per timore di compromettere i negoziati commerciali con Pechino. Più recentemente, l’esecutivo ha approvato la costruzione di una maxi-ambasciata cinese nel centro di Londra, decisione che ha alimentato timori sul possibile utilizzo della struttura come hub per attività di intelligence, anche a causa della vicinanza a cavi dati sensibili che collegano la City e Canary Wharf.
Le nuove accuse arrivano mentre il primo ministro Sir Keir Starmer è in viaggio ufficiale in Cina, il primo leader britannico a farlo dal 2018, dopo anni di tensioni legate anche alla situazione delle libertà democratiche a Hong Kong. Alla vigilia della visita, Starmer ha dichiarato a Bloomberg News che il Regno Unito non intende “scegliere tra” il rafforzamento dei legami commerciali con la Cina e il mantenimento dello storico rapporto con gli Stati Uniti, sottolineando però che ignorare Pechino “non sarebbe sensato”.
Una posizione che potrebbe però irritare il presidente statunitense Donald Trump, il quale ha recentemente minacciato sanzioni contro il Canada nel caso in cui Ottawa dovesse firmare un accordo commerciale con la Cina, segnalando come le relazioni con Pechino restino un tema altamente sensibile sul piano geopolitico.
