(AGENPARL) - Roma, 23 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 23 January 2026 Nota di Maria Grazia Proietti (PD)
(Acs) Perugia, 23 gennaio 2026 – “La scelta di riscrivere il reato
di violenza sessuale cancellando il riferimento al ‘consenso libero
e attuale’ e sostituendolo con quello della ‘volontà contraria’
rappresenta un arretramento culturale e giuridico grave, che incide
sulla tutela della libertà sessuale e tradisce un impegno politico
assunto davanti al Paese, rompendo l’accordo bipartisan raggiunto
alla Camera e alterando l’equilibrio su cui si era costruita una
riforma attesa e condivisa”: lo afferma la consigliera regionale
Maria Grazia Proietti (PD) in merito alla nuova proposta di testo
unificato dei disegni di legge in materia di violenza sessuale,
all’esame della Commissione Giustizia del Senato, presentata dalla
senatrice Giulia Bongiorno, relatrice e presidente della Commissione,
esponente della Lega e sostenuta dalla maggioranza di governo.
“Con questa riformulazione – spiega Maria Grazia Proietti – si
abbandona la dizione ‘consenso libero e attuale’ – principio al
centro dell’accordo tra Fratelli d’Italia, Lega e Partito
Democratico sancito alla Camera – per introdurre il criterio della
‘volontà contraria’ all’atto sessuale come elemento centrale
nella definizione del reato, una modifica che ha provocato la levata
di scudi dei gruppi di opposizione. Spingere l’asse della
valutazione penale sulla capacità della vittima di manifestare un
dissenso esplicito, significa rovesciare il senso stesso della
libertà sessuale, trasformandola in un dovere di opposizione. In
questo impianto, il silenzio, la paura, la paralisi emotiva, la
soggezione o il contesto relazionale diventano zone grigie, lasciate
senza protezione. È un’impostazione che ignora la realtà delle
violenze e che riporta il dibattito indietro di decenni, facendo
riaffiorare una visione colpevolizzante nei confronti di chi subisce.
Il consenso è il fondamento giuridico e culturale del diritto
all’autodeterminazione. Cancellarlo dal testo di legge significa
indebolire il messaggio pubblico che lo Stato manda alla società: che
l’assenza di un ‘no’ possa essere interpretata come
disponibilità. È una torsione pericolosa, che rischia di produrre
incertezza nei procedimenti giudiziari e di scoraggiare le denunce,
rafforzando quella sfiducia che già oggi pesa enormemente sulle
vittime.”
“In Umbria – continua la consigliera regionale – la mozione
sull’educazione affettiva e sessuale che ho promosso e che è stata
approvata dal Consiglio regionale nasce proprio dalla consapevolezza
che la violenza non si combatte solo con le sanzioni, ma con un
cambiamento profondo dei modelli culturali, delle relazioni e del
linguaggio. Educare al rispetto, alla reciprocità e al consenso
significa costruire una società in cui la libertà sessuale non debba
essere difesa ex post, ma riconosciuta e praticata ex ante. Ma ogni
sforzo di educazione, prevenzione e rovesciamento del paradigma
culturale alla base della violenza rischia di restare vano se viene
svuotato il concetto di consenso nella norma penale. Le due cose sono
strettamente connesse. Se il legislatore arretra sul piano dei
principi, manda un segnale che contraddice anni di lavoro educativo,
sociale e istituzionale.”
“Per questo – conclude – considero la nuova proposta di testo
unificato un errore politico e culturale che va corretto. Il contrasto
alla violenza sessuale richiede chiarezza, coraggio e coerenza.
Richiede di stare dalla parte delle vittime, senza ambiguità, e di
affermare con forza che ogni relazione sessuale è legittima solo
quando c’è un consenso libero, attuale e consapevole. Tutto il
resto è una pericolosa zona d’ombra che lo Stato non può
permettersi di legittimare”. RED/PG
link alla notizia: http://consiglio.regione.umbria.it/node/81891
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