(AGENPARL) - Roma, 20 Gennaio 2026(AGENPARL) – Tue 20 January 2026 IN LIBRERIA PER MURSIA
VENTO FINE
DI SILVA GANZITTI
UN ROMANZO POTENTE CHE SCAVA NELLE ZONE D’OMBRA DELL’ANIMO UMANO
AL CENTRO LA CARNIA, LA RESISTENZA E IL DOLORE DI UN’ITALIA LACERATA
In libreria per Mursia “Vento fine” (Euro 17,00, Pag. 296), il nuovo romanzo di Silva Ganzitti, che come il vento del Nordest – tagliente, persistente, impossibile da ignorare – penetra nel lettore trascinandolo nella Carnia e nelle sue ferite.
La trama – Nordest italiano, 1943. Il militare neozelandese Dwight, fatto prigioniero dagli italiani, viene trasferito in Carnia per lavorare alla costruzione della diga sul torrente Lumiei. Nella solitudine montana di Sauris conosce Ida, una giovane contadina dal carattere fiero e silenzioso. Tra fughe notturne e legami clandestini, la loro storia si intreccia con il fermento della Resistenza e il dolore di un’Italia lacerata. Dopo la guerra, nel 1965, Dwight torna tra le montagne che hanno segnato la sua giovinezza per ritrovare l’amore perduto, ma ad attenderlo ci saranno il peso dei ricordi e una rivelazione capace di cambiare ogni prospettiva sul passato. Sullo sfondo di una Carnia aspra e poetica, si sviluppa un romanzo intenso, appassionato e profondamente umano, che intreccia la forza dell’amore con le ferite della memoria e il coraggio della riconciliazione.
Per tutto il romanzo risuona una canzone che ne incarna lo spirito, un richiamo alla memoria e alle radici che non si dissolvono: «Vent fin, vent du matin, vent qui souffles au bout des sapins, vent qui chantes, vent qui danses, vent, vent fin».
A fianco a quella del vento, la figura del lupo attraversa il libro come simbolo e presenza: rappresenta la paura, la pulsione incontrollabile, la forza primordiale che abita ogni individuo. Un richiamo che emerge anche nei momenti più drammatici, quando i personaggi si muovono come un branco ferito, spinto dall’istinto più che dalla ragione.
«Bepi li spintonò, li tallonò verso il sentiero. Ripresero a scendere, stavolta con più fretta. Alcide era a capo del branco. Aveva lasciato indietro il membro più debole del gruppo per salvare gli altri: un sacrificio necessario, niente di cui doversi giustificare e certo non con i lupacchiotti, perché era un branco di lupi che ricordavano adesso, sollecitati dalla paura a muoversi, a cambiare ambiente, pericolosi e selvaggi. Un branco malato, avvelenato, guasto, perché un vero capobranco avrebbe contenuto i più deboli davanti o in mezzo alla cordata.»
Già finalista come inedito al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza 2023, “Vento fine” si impone come un’opera capace di esplorare le zone più oscure e vulnerabili dell’essere umano, intrecciando memoria, istinto e identità in una narrazione potente e raffinata. Un romanzo destinato a rimanere impresso nel lettore come un vento che ritorna.
Silva Ganzitti, friulana, vive a Buja, in provincia di Udine. Editor freelance, è direttore artistico di «Incontri a Nordest», festival culturale a cura dell’associazione gemonese Valentino Ostermann. Ama camminare per boschi e colline e il turismo lento. Scrive per riviste cartacee e online e i suoi lavori hanno ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale.
