(AGENPARL) - Roma, 20 Gennaio 2026 - Francia e Germania stanno spingendo l’Unione Europea verso una risposta dura e senza precedenti alle minacce tariffarie del presidente statunitense Donald Trump, legate al braccio di ferro geopolitico sulla Groenlandia. Parigi e Berlino chiedono l’attivazione dello strumento anticoercitivo dell’UE, definito da molti a Bruxelles come il vero e proprio “bazooka commerciale” europeo.
Secondo Le Figaro, il presidente francese Emmanuel Macron ha iniziato domenica a fare pressioni sulla Commissione europea affinché venga utilizzato lo strumento anticoercitivo contro Washington. La mossa sarebbe una risposta diretta all’annuncio della Casa Bianca di imporre dazi del 10% su otto Paesi europei – tra cui Danimarca, Francia e Germania – colpevoli, secondo Trump, di ostacolare l’acquisizione americana della Groenlandia. Il presidente statunitense ha inoltre minacciato di innalzare le tariffe fino al 25% se la controversia non verrà risolta entro giugno.
Lo strumento anticoercitivo consente all’UE di limitare importazioni, investimenti e accesso ai mercati pubblici di un Paese terzo che utilizzi la pressione economica per influenzare le decisioni politiche dell’Unione o di uno Stato membro. Pensato inizialmente per contrastare pratiche coercitive di Paesi come la Cina, non è mai stato applicato finora, ma negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito europeo.
Secondo Bloomberg, Bruxelles starebbe valutando l’ipotesi di imporre dazi su 93 miliardi di euro di beni statunitensi qualora Washington desse seguito alle sue minacce. Dopo un incontro a Berlino con il ministro dell’Economia francese Roland Lescure, il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha confermato il sostegno di Berlino alla linea dura proposta da Macron.
“Esiste una serie di strumenti europei legalmente stabiliti per rispondere al ricatto economico con misure molto sensibili. Ora dovremmo valutare il loro utilizzo”, ha dichiarato a POLITICO, aggiungendo che la Germania è aperta al dialogo ma non disposta a subire pressioni.
Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ribadito il sostegno alla Danimarca e alla Groenlandia, avvertendo che le minacce tariffarie “minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente”.
Non è però scontato che l’intero blocco europeo sostenga una risposta così drastica: per attivare il “bazooka” serve una maggioranza qualificata tra gli Stati membri. Per questo motivo, a Bruxelles si discutono anche opzioni alternative, come sanzioni mirate contro le grandi aziende tecnologiche statunitensi o il blocco della ratifica dell’accordo commerciale UE-USA raggiunto lo scorso anno.
In netto contrasto con la linea franco-tedesca, il primo ministro britannico Keir Starmer ha adottato un approccio più prudente, definendo “sbagliata” l’idea di tariffe reciproche contro gli Stati Uniti. Dopo un colloquio con Trump, Starmer ha affermato di ritenere improbabile un’azione militare americana sulla Groenlandia, sostenendo che la crisi dovrebbe essere risolta attraverso un dialogo calmo e basato sul diritto internazionale.
Al centro della disputa resta il futuro della Groenlandia, territorio autonomo danese abitato da circa 57.000 persone. Secondo la legge sull’autogoverno del 2009, i groenlandesi hanno il diritto di indire un referendum sull’indipendenza, un’eventualità che Washington considera potenzialmente pericolosa in chiave geopolitica. Trump ha più volte richiamato la Dottrina Monroe, sostenendo che qualsiasi influenza cinese o russa sull’isola sarebbe inaccettabile per gli Stati Uniti.
In un messaggio pubblicato domenica sera su Truth Social, il presidente americano ha attaccato duramente Copenaghen: “La NATO dice alla Danimarca da 20 anni di allontanare la minaccia russa dalla Groenlandia. Purtroppo, la Danimarca non è stata in grado di farlo. Ora è il momento, e lo faremo”.
Lo scontro sulla Groenlandia rischia così di trasformarsi in una guerra commerciale transatlantica, mettendo a dura prova i rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea come non accadeva da anni.