(AGENPARL) - Roma, 8 Gennaio 2026 - Francia e Germania stanno collaborando attivamente con altri partner europei per elaborare una risposta comune alle aperture dell’amministrazione Trump sull’eventuale acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. Secondo diverse fonti, Parigi e Berlino mirano a costruire una linea europea unitaria per contrastare quella che viene percepita come una pressione crescente di Washington sul Regno di Danimarca.
La questione della Groenlandia è tornata al centro del dibattito internazionale dopo la recente operazione militare statunitense in Venezuela, che la Casa Bianca ha presentato come una dimostrazione della Dottrina Monroe. Tale dottrina, che attribuisce agli Stati Uniti un ruolo egemonico nell’emisfero occidentale, ha riacceso interrogativi sul destino dell’isola artica, geograficamente parte del Nord America ma politicamente legata alla Danimarca come territorio autonomo.
Nonostante la Groenlandia non faccia parte dell’Unione Europea e abbia lasciato la Comunità Europea già nel 1985, i Paesi UE hanno reagito con forte preoccupazione alle dichiarazioni provenienti da Washington. In particolare, hanno suscitato allarme le affermazioni secondo cui gli Stati Uniti non escluderebbero l’uso della forza militare per raggiungere l’obiettivo di acquisire l’isola.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che l’acquisizione della Groenlandia rappresenta una priorità per la sicurezza nazionale americana, lasciando intendere che “tutte le opzioni”, compresa quella militare, restano sul tavolo. In risposta, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha affermato che Parigi lavorerà con Berlino e Varsavia per definire una posizione condivisa, sottolineando la necessità di un’azione coordinata a livello europeo.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Segretario di Stato Marco Rubio avrebbe spiegato in un’audizione riservata che la retorica sull’uso della forza servirebbe principalmente a spingere la Danimarca a negoziare una possibile vendita dell’isola. Nel frattempo, Copenaghen e il governo groenlandese di Nuuk stanno cercando un confronto diretto con Washington per chiarire la posizione americana.
La premier danese Mette Frederiksen ha avvertito che un’eventuale conquista militare della Groenlandia da parte degli Stati Uniti segnerebbe di fatto la fine della NATO, mentre da Berlino filtra l’indicazione che la Germania stia “collaborando strettamente con altri Paesi europei e con la Danimarca” sui prossimi passi da intraprendere.
Sul piano storico, l’interesse statunitense per la Groenlandia non è nuovo e risale almeno alla metà dell’Ottocento. Oggi, tuttavia, la posta in gioco è aumentata a causa della crescente importanza strategica dell’Artico, delle rotte marittime emergenti e delle ingenti riserve di terre rare presenti sull’isola, risorse che attirano anche l’attenzione di Cina e Russia.
Tra le ipotesi alternative all’annessione diretta, a Washington si discute anche di un possibile accordo di libera associazione, simile a quelli già in vigore con alcuni Stati del Pacifico. Una simile soluzione richiederebbe però un referendum sull’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca, scenario che preoccupa sia l’Europa sia gli Stati Uniti per i potenziali equilibri geopolitici futuri.
In questo contesto, Francia e Germania puntano a rafforzare il coordinamento europeo per difendere il principio di sovranità, sostenere la Danimarca e impedire che una questione strategica di tale portata venga risolta unilateralmente da Washington.
