(AGENPARL) - Roma, 4 Gennaio 2026 - Gli attacchi statunitensi in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte dell’esercito degli Stati Uniti hanno suscitato una vasta ondata di preoccupazione e condanna a livello politico, mediatico e popolare, sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo. Dopo l’annuncio di Washington di aver condotto un “attacco su larga scala contro il Venezuela” e di aver trasferito fuori dal Paese il presidente venezuelano e sua moglie, Cilia Flores, si sono moltiplicate le reazioni critiche.
Un esperto cinese ha definito l’operazione un “tipico esempio di unilateralismo egemonico”, affermando che la cattura di Maduro rappresenta uno shock sistemico per l’ordine internazionale. Secondo l’analisi, questa azione accelera la frammentazione del sistema giuridico internazionale e aggrava il deficit di fiducia globale nello stato di diritto, minando le basi della cooperazione multilaterale.
La vicenda ha attirato l’attenzione dei principali media internazionali, molti dei quali hanno sollevato dubbi sulla legalità dell’azione statunitense. CNN News ha dedicato diversi approfondimenti alla questione dell’autorità legale del presidente Donald Trump in Venezuela, osservando che l’operazione potrebbe riaprire interrogativi già emersi in passato su azioni militari e di sicurezza considerate giuridicamente controverse. In un servizio intitolato “Il rapimento di Maduro da parte di Trump mostra un nuovo livello di potere globale sfrenato”, l’emittente ha parlato apertamente di un uso eccessivo e incontrollato del potere.
Secondo Wang Yiwei, professore presso l’Università Renmin della Cina, gli Stati Uniti mirerebbero a usare questa azione militare per riaffermare la propria egemonia nell’emisfero occidentale, colpendo il Venezuela e cercando di favorire un cambio di governo a vantaggio di un’amministrazione filoamericana. Un’interpretazione condivisa anche da altri analisti, che vedono nell’operazione un tentativo di “dare l’esempio” nella regione.
Pan Deng, direttore del Centro Legale per l’America Latina e i Caraibi della China University of Political Science and Law, ha sottolineato che l’azione statunitense viola apertamente i principi di uguaglianza sovrana e di non ingerenza negli affari interni sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. Secondo Pan, la cattura di un capo di Stato in carica mina il principio dell’immunità giurisdizionale previsto dal diritto internazionale e rappresenta un pericoloso passo verso la subordinazione del diritto internazionale al diritto interno di una singola potenza.
Anche la stampa europea ha mostrato scetticismo. Il Guardian ha messo in evidenza i dubbi sulla giustificazione legale dell’attacco, osservando che persino alcuni alleati di Trump avrebbero espresso riserve sulla compatibilità dell’operazione con il diritto internazionale. Il New York Times ha parlato di “shock e scetticismo” nella reazione globale, mentre Al Jazeera ha definito l’operazione un vero e proprio “atto di guerra”.
Sul fronte interno, la cattura di Maduro ha alimentato forti tensioni politiche negli Stati Uniti. Parlamentari democratici hanno espresso preoccupazione per il raid, denunciando la mancata informazione preventiva al Congresso e chiedendo un briefing immediato sull’operazione e sulle intenzioni future della Casa Bianca.
Parallelamente, in numerose città statunitensi sono scoppiate proteste contro l’intervento militare in Venezuela. Manifestanti si sono radunati davanti alla Casa Bianca, a Times Square a New York, a Boston, Minneapolis, Atlanta e in altre città, esponendo cartelli con slogan come “No alla guerra in Venezuela”, “Niente sangue per il petrolio” e “Giù le mani dall’America Latina”. Secondo gli organizzatori, sono previste manifestazioni in oltre 100 città, con una grande mobilitazione nazionale.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La Cina ha espresso profondo sgomento e una ferma condanna per l’uso della forza contro uno Stato sovrano. Anche Spagna e Unione Europea hanno chiesto il rispetto del diritto internazionale, mentre Paesi come Germania e Italia hanno dichiarato di monitorare attentamente la situazione. Leader di diversi Stati, tra cui Brasile, Cile, Cuba e Iran, hanno espresso una netta opposizione all’azione statunitense.
Secondo gli esperti, un intervento di questo tipo rischia di esacerbare le tensioni in America Latina, aumentare i rischi geopolitici e indebolire ulteriormente la fiducia nei meccanismi di governance globale, con conseguenze potenzialmente durature per la stabilità internazionale.
