(AGENPARL) - Roma, 18 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Thu 18 December 2025 **Fermo pesca, la Regione incontra gli operatori. Dika: “Vicini alle
esigenze del settore ittico”**
/Scritto da Marcello Ferreri, giovedì 18 dicembre 2025 alle 14:19/
Si è svolto questa mattina nella sede della Giunta regionale a Palazzo
Strozzi Sacrati l’incontro con gli operatori del settore ittico toscano per
un confronto sulle criticità causate dall’adozione, da parte del Ministero
dell’agricoltura,della sovranità alimentare e delle foreste, del Decreto
ministeriale riguardante il prolungamento del periodo di fermo delle
attività di pesca, effettuato come di consueto nel mese di ottobre, anche
al mese di novembre.
Al tavolo erano presenti il sottosegretario alla Presidenza della Regione
Bernard Dika e i rappresentanti delle principali sigle sindacali che
rappresentano il comparto, fra i quali Francesco Ceccanti di UILA Toscana,
Andrea Bartoli di Federagripesca, Niccolò Cartorillo di Flai CGIL e
Massimiliano Gori di Flai Cisl Toscana.
“La Regione conosce le difficoltà vissute negli ultimi mesi dalle
aziende del Settore – afferma Dika – e lavora assieme a tutti gli operatori
per valutare quali possono essere i margini di intervento in una situazione
che non dipende da scelte dirette della Regione Toscana. Non possiamo certo
girarci all’altra parte perché ne va della sostenibilità di aziende
importanti per il nostro territorio e che non vogliamo lasciare sole”.
“Il primo novembre le nostre barche dovevano riprendere il mare – spiega
Sonia Barchielli, direttore della Cooperativa labronica Motopescherecci e
del Mercato etico di Livorno”. Poi ci è stato comunicato questo
provvedimento ministeriale che le ha obbligate al fermo, dato che, secondo
i calcoli del Ministero, erano già finite le giornate di pesca a loro
disposizione e quindi, secondo il provvedimento dell’UE, le barche dovevano
per forza fermarsi”.
“Noi – continua Barchielli – non siamo riusciti a capire bene come è
nata questa problematica e se ha pesato nel calcolo fatto proprio dal
Ministero l’inserimento, delle giornate di pesca fatte da barche di altre
Regioni che hanno licenze particolari e che quindi hanno causato un aumento
del plafond delle giornate utilizzate. La realtà adesso è che tutto il
settore si è trovato dall’oggi al domani a dover fare non un mese, ma due
mesi di fermo pesca obbligatorio, che è diventato veramente problematico
non solo per le barche, per gli armatori che hanno dovuto pagare i marinai,
che avevano già effettuato nel periodo di fermo tradizionale la
manutenzione delle imbarcazioni e quant’altro, ma soprattutto anche per i
mercati toscani che utilizzano solo prodotto locale, quindi un prodotto
d’eccellenza”.
“Dobbiamo ora trovare delle soluzioni alternative che permettano ai
pescatori di sopravvivere – aggiunge Danilo Di Loreto, responsabile
regionale per Coldiretti Toscana per la pesca e l’acquacoltura – dato che
questo prolungamento di un mese del fermo pesca ha danneggiato gli
operatori e tutta la filiera. Ci sono aziende che imprevedibilmente sono
state costrette a chiudere un mese in più con tutte le conseguenze che
questo comporta: le spese fisse, quelle regolari, mensili sono sempre le
stesse e non sono diminuite, ma non c’è stata la compensazione della
vendita, per cui c’è adesso un problema contingente di forte crisi da
parte delle imprese.
“È una situazione – continua Di Loreto – che riguarda non solo i 400
addetti direttamente al settore pesca, ma coinvolge un numero di persone
che va moltiplicato per 7 o 8, quanti sono i lavoratori che operano in
tutta la filiera. Si tratta di circa 3.000 famiglie che vengono
danneggiate”. In assenza di ristori, non previsti dall’attuale FEAMPA, il
Fondo europeo per una pesca e un’acquacoltura sostenibili può intervenire
attraverso forme di sostegno concreto e in questo senso abbiamo riscontrato
un forte impegno della Regione a sperimentare soluzioni alternative”.
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