
(AGENPARL) – Mon 07 April 2025 *Cnpr forum: Le sfide della sostenibilità economica in un mondo sempre più
indebitato *
*Tremaglia (FdI): “Incentivare investimenti che aiutino l’economia reale a
sostenere il sistema Paese”*
*Turco (M5s): “Crescita stagnante mette in discussione affidabilità del
Paese”*
*De Palma (FI): “Stabilità azione di governo costruisce credibilità
finanziaria del Paese”*
*Scotto (Pd): “Investimenti pubblici a sostegno di consumi e imprese” *
“Il debito italiano è in gran parte detenuto da cittadini italiani, che
continuano a mostrare fiducia nel Paese. Tuttavia, è essenziale che venga
utilizzato per investimenti produttivi e non per spese improduttive. Le
politiche attuali puntano a sostenere l’economia reale e favorire la
crescita. A livello europeo, un debito comune potrebbe essere utile solo se
finalizzato a investimenti strategici e non gravato da eccessiva burocrazia
o squilibri tra Stati membri. Serve un approccio prudente e responsabile”.
Lo ha dichiarato *Andrea Tremaglia*, deputato di Fratelli d’Italia in
Commissione Bilancio alla Camera, nel corso del Cnpr Forum ‘Le sfide della
sostenibilità economica in un mondo sempre più indebitato’ promosso dalla
cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili,
presieduta da *Luigi
Pagliuca*.
Secondo il senatore *Mario Turco*, vicepresidente nazionale del Movimento
Cinque Stelle “il problema principale non è l’alto livello del debito, ma
la stagnazione economica causata da tagli agli investimenti e allo stato
sociale. Il Patto di stabilità e la guerra dei dazi rischiano di spingere
l’Italia e l’Europa verso la recessione. È necessario contrastare il piano
di riarmo europeo e le lobby finanziarie, che sottraggono risorse a sanità,
pensioni, scuola e giovani. Bisogna difendere l’economia reale e riscrivere
le regole del capitalismo per tutelare la democrazia economica e garantire
accesso al capitale e al lavoro dignitoso”.
*Vito De Palma*, parlamentare di Forza Italia in Commissione Finanze a
Montecitorio, ha rimarcato che ”il problema principale non è l’alto livello
del debito, ma la stagnazione economica causata da tagli agli investimenti
e allo stato sociale. Il Patto di stabilità e la guerra dei dazi rischiano
di spingere l’Italia e l’Europa verso la recessione. È necessario
contrastare il piano di riarmo europeo e le lobby finanziarie, che
sottraggono risorse a sanità, pensioni, scuola e giovani. Bisogna difendere
l’economia reale e riscrivere le regole del capitalismo per tutelare la
democrazia economica e garantire accesso al capitale e al lavoro dignitoso”.
Per *Arturo Scotto*, esponente del Partito Democratico in Commissione
Lavoro alla Camera dei deputati, “l’imposizione dei dazi da parte di Trump
segna una svolta pericolosa: il declino di un impero può generare
instabilità globale e spingere verso la recessione. Di fronte a questa
minaccia, l’Europa deve reagire con una nuova politica economica che
difenda imprese, lavoro e modelli sociali, puntando sul debito comune, il
rafforzamento della manifattura e dell’innovazione, e il sostegno alla
domanda interna. Va evitata la trasformazione dell’economia europea in
un’economia di guerra e respinta la corsa al riarmo nazionale. Il debito
italiano è il risultato dell’austerity: serve una crescita sostenibile
fondata su forti investimenti pubblici”.
Nel corso del dibattito, moderato da *Anna Maria Belforte*, il punto di
vista dei professionisti è stato illustrato da *Sabatino Broccolini*,
commercialista e revisore legale Odcec Teramo: “Ripensare l’economia in
chiave sostenibile è ormai una necessità, imposta sia dalle linee guida del
PNRR sia dagli effetti globali di guerre e caro energia. Per Paesi come
l’Italia, gravati da un alto debito pubblico, innovazione e sostenibilità
rappresentano una possibile via d’uscita. Di fronte alla sfida dei dazi
annunciati da Trump, l’Europa può reagire solo con unità, rafforzando il
proprio tessuto produttivo attraverso politiche incisive e mirate.
Le conclusioni sono state affidate a *Paolo Longoni*, consigliere
dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “È il momento di avviare una
riflessione seria sulla possibilità di trasformare il debito nazionale in
debito comune europeo, soprattutto in un contesto di guerra commerciale che
minaccia crescita, potere d’acquisto e stabilità. L’Unione Europea, terza
economia mondiale, deve reagire in modo coeso per rafforzare il proprio
peso politico ed economico. Un debito comune apporterebbe benefici a tutti
i Paesi membri. Intanto, la finanza ha superato di gran lunga l’economia
reale, che fatica a trovare risorse. Serve un intervento deciso per
riportare i mercati finanziari al servizio dell’economia produttiva”.