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Comunicato Stampa
2 aprile 2025
Gaza: Save the Children, nati circa 130 bambini al giorno in un mese in mezzo all’assedio totale di aiuti e beni
Il numero di aborti spontanei è aumentato del 300% nella Striscia durante la guerra e le complicazioni della gravidanza che normalmente sarebbero curabili stanno diventando pericolose per la vita. L’Organizzazione chiede al Governo di Israele di revocare immediatamente l’assedio di Gaza e di facilitare l’accesso umanitario senza ostacoli. Deve esserci un cessate il fuoco definitivo e gli aiuti devono poter raggiungere le persone.
Circa 130 bambini sono nati ogni giorno a Gaza durante l’assedio totale di beni e aiuti imposto dalle autorità israeliane ed entrato nel secondo mese, mettendo a rischio madri e neonati a causa dell’esaurimento delle scorte mediche e alimentari e della mancanza di farina che ha costretto tutti i panifici a chiudere. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Sono circa 50.000 le donne incinte a Gaza e 4.000 i parti stimati a marzo, secondo l’UNFPA[1]. Si tratta di circa 130 bambini nati ogni giorno nell’arco di un mese, in un sistema sanitario portato sull’orlo del collasso, dove alcuni potrebbero non sopravvivere alle complicazioni alla nascita.
Nessun camion, umanitario o commerciale, è stato autorizzato a entrare a Gaza da quando il governo di Israele ha imposto un assedio totale il 2 marzo. Non è entrato nessun bene, tra cui acqua, farina, carburante o medicine, e le scorte essenziali si stanno rapidamente esaurendo. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, tutti i panifici della Striscia di Gaza hanno chiuso dopo aver esaurito le scorte di farina rimanenti, una fonte essenziale di cibo.
La sopravvivenza delle madri e dei neonati a Gaza è particolarmente minacciata dalla mancanza di cibo, dalla distruzione degli ospedali e dallo stress cronico. La malnutrizione durante la gravidanza può seriamente influenzare lo sviluppo del bambino, portando a basso peso alla nascita, crescita stentata e difficoltà a lungo termine nell’apprendimento e nello sviluppo.
Il numero di aborti spontanei è aumentato del 300% a Gaza durante la guerra e le complicazioni della gravidanza, che normalmente sarebbero curabili, stanno diventando pericolose per la vita[2]. Nascono sempre più bambini prematuri e sottopeso, il che li espone al rischio di gravi problemi di salute per tutta la vita.
Durante la pausa di otto settimane delle ostilità che si è conclusa il 18 marzo, Save the Children ha parlato con le neomamme che l’Organizzazione sta assistendo: molte di loro hanno descritto di essere quasi morte durante il parto nelle tende, altre di aver avuto bambini nati pericolosamente malnutriti. Almeno 322 bambini sono stati uccisi e oltre 600 feriti dalle forze israeliane dalla ripresa delle ostilità, secondo l’ONU.
Meriem*, 31 anni, madre di sette figli a Gaza: “Non potevo andare in ospedale. Ho partorito in una tenda ed è stato complicato. Ho avuto un’emorragia post-partum e ho avuto bisogno di sette pinte di sangue. Quando finalmente sono arrivata in ospedale, i dottori mi hanno detto che ero tra la vita e la morte. Non c’era cibo disponibile, non siamo riusciti a trovare nulla e due mesi dopo la nascita, mio figlio è diventato malnutrito. Guardavo tutti i miei figli deperire ed ero impotente. Non potevo fare nulla per loro.”
Fatima*, 30 anni, madre di quattro figli Gaza: “Ho partorito la mia bambina in una tenda. Mia figlia è nata così piccola, sottopeso, e non sono riuscita a farle avere cure adeguate. È stato difficile, gli ospedali erano pieni. Non avevo una culla, quindi mio marito ha trovato delle scatole vuote, le ha messe una sopra l’altra e l’abbiamo sistemata lì in modo da non farla dormire sul pavimento. Non volevamo che gli insetti le entrassero nell’orecchio o nel naso o che si facesse male alla testa stando sdraiata sul pavimento. Mia suocera era solita commentare quanto fosse piccola la mia neonata rispetto al resto dei miei figli quando sono nati”.
Save the Children chiede al Governo di Israele di revocare immediatamente l’assedio di Gaza e di facilitare l’accesso umanitario senza ostacoli alle famiglie in tutta la Striscia, in linea con i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale. Se la comunità internazionale non interverrà presto, un’intera generazione di bambini a Gaza verrà cancellata, insieme al loro futuro. Deve esserci un cessate il fuoco definitivo e gli aiuti devono poter raggiungere le persone.
Save the Children fornisce servizi nutrizionali e spazi sicuri per donne incinte e che allattano e bambini piccoli a Gaza. Gestisce 10 Aree mamma bambino a Deir Al Balah e Khan Younis dove le madri possono accedere a consigli, supporto e parlare con consulenti nutrizionali, ma alcune sono state sospese temporaneamente a causa della ripresa delle ostilità e della mancanza di garanzie di sicurezza per gli operatori umanitari.
Save the Children fornisce servizi essenziali e supporto ai bambini palestinesi dal 1953 ed è presente in modo permanente nei Territori Palestinesi Occupati dal 1973.
*I nomi delle persone intervistate sono stati modificati per motivi di protezione
Per sostenere l’attività di Save the Children in emergenza: https://dona-ora.savethechildren.it/dona-anche-tu-emergenza-in-corso
[1]https://www.unfpa.org/sites/default/files/resource-pdf/Palestine%20Situation%20Report%2015%20(Final).pdf
[2]https://resourcecentre.savethechildren.net/pdf/Missing-Futures-The-Urgent-Need-To-Protect-Gazas-Children-Safeguard-Their-Futures.pdf/
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