(AGENPARL) - Roma, 21 Novembre 2024 - (AGENPARL) – gio 21 novembre 2024 Violenza di genere, Giani “Vogliamo fare sempre di più per combattere
questa piaga”
Scritto da Redazione, giovedì 21 novembre 2024
“La violenza di genere è una vergogna inaccettabile. In Toscana stiamo
facendo moltissimo per affrontare questa piaga, ma dobbiamo fare sempre di
più, essere una avanguardia nel fare prevenzione e dare risposte”. Lo ha
detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani intervenendo alla
presentazione del sedicesimo rapporto sulla violenza di genere svoltasi
oggi a Palazzo Strozzi Sacrati nell’ambito de “La Toscana delle donne”, e
in cui sono intervenuti anche l’ assessora alle politiche sociali Serena
Spinelli, l’assessora a istruzione, formazione professionale, università e
politiche di genere Alessandra Nardini, l’assessore al diritto alla salute
Simone Bezzini, e la capo di Gabinetto del presidente Giani Cristina
Manetti.
“Io – ha aggiunto Giani – sono sempre attento al bilancio della Regione,
ma in un ambito come questo, lo dico chiaramente, non c’è riserva alcuna
sull’intervenire, sullo spendere e, accanto ai 25 centri anti violenza,
alle 28 case rifugio e alla rete del codice rosa, vogliamo fare ancora
tutto ciò che serve per una azione culturale e di sensibilizzazione, e per
sostenere tutte le attività che si rendano necessarie”.
L’assessora alle politiche sociali Serena Spinelli ha evidenziato
l’attività messa in atto dalla Regione per affrontare questa tematica:
“L’impegno per rafforzare sempre di più la rete di protezione e messa in
sicurezza delle donne è sempre stata una costante in Regione Toscana. Un
percorso di presa in carico che vede una trasversalità di interventi tra i
diversi Assessorati, in rete con tutti i soggetti coinvolti. Lo abbiamo
fatto con i Centri Antiviolenza e le Case rifugio, nodi centrali per
l’accoglienza delle vittime e i percorsi di accompagnamento e autonomia, ma
anche per l’attività di informazione e sensibilizzazione, con gli ambiti
territoriali, i Comuni con i loro servizi sociali, per garantire anche i
diritti dei minorenni coinvolti nelle situazioni di violenza. Lo abbiamo
fatto nei presidi sanitari con il Codice Rosa e negli interventi in
emergenza del SEUS, ma anche con la formazione per gli operatori e le
operatrici e nelle scuole, lo facciamo con i lavori dell’osservatorio, per
promuovere un cambiamento culturale di cui, come ci dicono i dati del
rapporto, continua ad esserci profondamente bisogno”.
A proposito di dati l’assessora ha voluto sottolineare come il problema
della violenza di genere non sia legato alle dinamiche migratorie:
“Secondo il rapporto il 77% dei femminicidi avvenuti in Toscana è opera
di cittadini italiani. Che siano gli immigrati a commettere reati di questo
tipo è parte della narrazione del governo, e non trova alcun riscontro.
Dobbiamo dirci invece che gran parte delle persone che uccidono sono padri,
compagni, ex fidanzati spesso italianissimi, spesso di buona famiglia, in
cui si è innescato un meccanismo per cui il corpo della donna è un
oggetto. E’ questa la mentalità che dobbiamo combattere”.
“I numeri emersi dal rapporto – sottolinea l’assessora a istruzione,
formazione professionale, università e politiche di genere Alessandra
Nardini – rendono ancora più evidente che occorre proseguire con decisione
il lavoro per prevenire e combattere la violenza contro le donne, partendo
dalla consapevolezza che la violenza di genere non è un fatto privato, né
un fenomeno emergenziale, né è legata all’immigrazione come anche in
questi ultime giorni è stato sostenuto da esponenti del Governo nazionale,
ma si tratta di un fenomeno trasversale, che puo’ riguardare tutte, e
strutturale, perché affonda le proprie radici nel rapporto storicamente
diseguale tra uomini e donne, nella cultura patriarcale che è ancora
radicata nella nostra società.
Occorre agire su due binari paralleli: da un lato sostenere le donne, le
loro figlie e i loro figli nel percorso di uscita dalla violenza, ed in
questo le reti antiviolenza territoriali, il cui fulcro sono i Centri
Antiviolenza, che risultano fondamentali. In questo percorso, per
consentire alle donne di tornare pienamente libere e autonome è centrale
garantire loro l’indipendenza economica e abitativa, favorendo dunque il
loro inserimento o reinserimento lavorativo; in tal senso mi piace
ricordare il bando triennale, finanziato con 3.5 milioni, che vede la
collaborazione tra Centri antiviolenza e centri per l’impiego.”
“L’altro binario su cui lavorare -prosegue l’assessora – è senza dubbio
quello delle prevenzione, a partire dal promuovere quel cambiamento
culturale, necessario e urgente, che ci consenta di affermare rispetto e
parità, uguaglianza di diritti e di opportunità.
In questo le famiglie e la scuola giocano un ruolo importantissimo.
Sono da sempre convinta che l’aspetto educativo debba coinvolgere tutte le
scuole, di ogni ordine e grado, anzi, che si debba partire addirittura dai
nidi. Educare al rispetto delle differenze tutte, alla parità, alla non
violenza. Non è pensabile che questo tema lo si possa affrontare con
percorsi facoltativi, in orario extracurriculare, rivolgendosi solo a
studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Significa
non avere contezza di ciò di cui si parla, come quando si nega che il
problema alla base di questo fenomeno sia il patriarcato.
Occorre superare pregiudizi, destrutturare stereotipi e ruoli di genere,
che sono terreno fertile per disuguaglianze, discriminazioni e violenza
contro le donne. È con questa convinzione che in questa legislatura
abbiamo insistito moltissimo sull’aspetto educativo, sia nei nostri
Progetti Educativi Zonali, sia attaverso percorsi di formazione per chi
lavora nelle nostre scuole e nei nostri nidi, sia, soprattutto, attraverso
il rifinanziamento, reso stabile, della legge regionale 16/2009
‘Cittadinanza di genere’ attraverso cui stiamo mettendo in campo tantissimi
percorsi di sensibilizzazione nelle scuole dei vari territori toscani.
In ultimo voglio rivolgere un appello agli uomini, affinché siano al
nostro fianco in questa battaglia, affinché non restino indifferenti,ma
siano disponibili anche a mettersi in discussione e ci aiutino a cambiate
la cultura del nostro Paese.”
L’assessore al diritto alla salute e alla sanità Simone Bezzini ha
sottolineato l’attività che viene svolta in ambito sanitario davanti alla
violenza di genere. “Il grande lavoro di squadra per affrontare la
violenza di genere che coinvolge la Regione, nelle sue diverse
articolazioni, l’Anci e altre realtà associative, vede in prima linea
anche tutto l’ambito sanitario.
C’è il codice rosa, esperienza pilota a livello nazionale e che puntiamo a
innovare ulteriormente, c’è l’attività della rete consultoriale, c’è
tutto il campo della costruzione di nuovi modelli di assistenza sanitaria,
socio sanitaria e sociale, pensiamo ai medici di famiglia, o alle case di
comunità, luoghi dove non solo si erogano prestazioni sanitarie, ma che
devono diventare anche funzionali alle attività di prevenzione, di
educazione e di cultura.
Tutte queste aree di attività servono sia a contrastare il fenomeno della
violenza di genere, sia a mettere in atto una adeguata presa in cura quando
il fenomeno si manifesta”.
Cristina Manetti, capo di gabinetto del presidente Giani, ha infine
evidenziato il ruolo dell’iniziativa di oggi nell’ambito de “La Toscana
delle donne”.
“La Toscana delle donne” nasce soprattutto per iniziative come quella
di oggi, che ha un valore centrale nel nostro percorso. Infatti, se non
promuoviamo un profondo cambiamento culturale, se non entriamo nella
scuole, se non lavoriamo anche con gli adulti per cercare di combattere
stereotipi purtroppo ancora presenti, i dati che il rapporto ci mostra non
scenderanno.
Dobbiamo promuovere un cambiamento di mentalità e di cultura attraverso
incontri, attraverso attività artistiche e educative, attraverso politiche
che rendano la donna più consapevole, più forte, più libera e in grado
riconoscere tutte quelle forme di violenza, anche più insidiose e meno
evidenti. “La Toscana delle donne si muove pienamente in questa
direzione”.
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