(AGENPARL) - Roma, 15 Novembre 2024 - (AGENPARL) – ven 15 novembre 2024 *Di Marialuisa Roscino *
L’orientamento sportivo per i nostri figli è una scelta importante che può
influenzare la loro crescita, il benessere e la socializzazione. Ecco
allora in questa intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e
Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, alcune
indicazioni utili per i genitori su quali possano essere le attività
sportive e motorie più adatte da scegliere, anche in base allo specifico
target di età
*Dott.ssa Lucattini, come lo sport può contribuire alla crescita armoniosa
del bambino e al suo benessere psicologico? *
La pratica sportiva è fondamentale per una buona crescita dei bambini,
infatti, contribuisce al loro sviluppo sia fisico, che psicologico.
Innanzitutto, li aiuta a conoscere il proprio corpo e a prendere
consapevolezza del movimento in sé, nello spazio e con un attrezzo
(racchetta, palla, sci, etc.) oppure, in elementi specifici come l’acqua,
l’erba, la neve, il legno, etc., ampliando la sensorialità e sviluppando
una sensibilità specifica “al tocco”, diversa a seconda dei contesti, ma
ugualmente utile. Inoltre, attraverso la pratica di qualsiasi sport, i
bambini sperimentano la propria forza, la resistenza fisica e mentale,
l’equilibrio con le sue potenzialità e i propri limiti. Limiti dati
dall’ambiente esterno, dalla disciplina sportiva e che provengono
dall’interno, da se stessi. Il senso del limite sviluppa la prudenza, la
forza e la resistenza, anche mentali, spinge a superarli, ad andare oltre,
infine, sviluppa il coraggio e l’intraprendenza.
*Come è possibile scegliere lo sport più adatto per i propri figli? *
Innanzitutto, bisogna prestare un’attenzione particolare alle loro
inclinazioni, ai loro bisogni tenendo presente anche la loro salute fisica,
ai loro desideri e al tipo di personalità che hanno. Quando un’attività
sportiva è adatta, è vissuta dal bambino con grande piacere e non come un
dovere per rendere felici i genitori. All’inizio, è inevitabile una
“sperimentazione” di diversi sport, fermo restando alcuni “fondamentali”.
Il primo è il nuoto, per la prevenzione dell’annegamento. Basti pensare che
secondo i dati ISTAT di luglio 2024, dal 2003 al 2020, indicano che sono
morte per annegamento 6.994 persone, con una media annua di 389 decessi,
scesa a 342 negli ultimi otto anni. I bambini sono particolarmente soggetti
agli annegamenti, in particolare, i bambini piccoli che stanno annegando,
non si agitano e non gridano aiuto. Secondo l’ISTAT, dal 2017 al 2021 ci
sono state 206 vittime per annegamento tra i 0-19 anni, con una media di
circa 41 decessi annui. Più dell’80% delle vittime sono maschi e il 47% ha
meno di 15 anni.
*Quali sono gli sport praticati dai bambini in Italia? *
Secondo l’indagine sui minori e lo sport (2024), realizzata dall’
Osservatorio con i bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per contrasto
della povertà educativa minorile, tra i più piccoli (3-10 anni), il nuoto è
uno degli sport più praticati, il primo tra le bambine (48,7% di chi fa
sport) e il secondo, tra i bambini (39,4%). A seguire, il calcio (43,7% ).
Sono praticati poi, sport come pallacanestro, ginnastica e arti marziali
(10% circa). Tra le bambine con meno di 10 anni, sono aumentati gli sport
nautici, il rugby e pallamano. Rispetto al passato, i maschi con meno di 10
anni praticano di più soprattutto le arti marziali (+3,9 punti), gli altri
sport (+2,6), l’atletica leggera (+1,7) e il calcio (+1,4). Questo non
dipende soltanto dalle scelte dei genitori, ma anche dalla disponibilità
degli impianti sportivi e dal costo.
Anche nel 2024, è stata finanziata l’iniziativa “Racchette in classe” che
prevede tennis, padel, beach tennis, tennistavolo (ping-pong) e il
pickleball per avvicinare i bambini a questi sport a partire dall’ambito
scolastico.
*Quali sono gli altri sport ritenuti formativi nell’infanzia? *
La ginnastica è adatta sia per le bambine, che per i bambini, sia ritmica
che artistica. Come la danza, favorisce lo sviluppo di equilibrio,
flessibilità e coordinazione e forza. Naturalmente, con insegnanti formati
e preparati che sappiano modulare l’intensità e la difficoltà in base
all’età dei loro piccoli allievi.
L’atletica leggera, poichè offre diverse discipline (corsa, salto in alto,
salto in lungo, etc.) permette di sperimentare sia gli aspetti individuali
che di gruppo, basta pensare alla staffetta.
La scherma sviluppa la reattività, l’elasticità, i riflessi e la
coordinazione motoria, inoltre, attiva e rinforza la creatività, poiché
richiede di trovare velocemente soluzioni originali all’interno di regole
nette e definite. Tirare di scherma è come scrivere in testo in poesia
rispettando la ritmica della Divina Commedia, essere creativi all’interno
di uno schema preciso, le terzine incatenate (ABA BCB ecc.).
Ad essere favoriti, in quanto ritenuti efficaci, anche gli sport all’aria
aperta, sempre adattati all’età dei bambini e con dei maestri, come sci,
trekking, passeggiata veloce. E ancora tutti quegli sport, che permettono
ai bambini di stare a contatto diretto con ambienti naturali e conoscerli
meglio. Mentre giocano, imparando un nuovo sport, sviluppano amore per la
natura e apprendono come rispettarla e prendersene cura. Se praticati con i
genitori, fratelli e sorelle o amichetti, hanno particolare efficacia nel
creare e mantenere il benessere psicologico dei bambini.
*E per gli sport di squadra? *
Certamente, alcuni sono adottati anche a scuola. Ogni sport, anche
individuale, sviluppa un senso di apparenza e un’identità, di cui resta
traccia per sempre. Gli sport di squadra lo fanno in modo tecnicamente
caratteristico.
Il calcio è molto popolare, divertente e appassionante, soprattutto se i
Mister sono attenti ai bisogni dei bambini e se i genitori non forzano i
loro figli di mostrare talenti straordinari fin da piccolissimi. Campioni
si diventa per predisposizione personale e familiare, a mano a mano che si
cresce fisicamente e mentalmente. Più si gioca da piccoli e più si affianca
lo sport ad attività artistiche, più si sviluppano qualità utili nella
vita. Basti pensare alla campionessa del mondo e olimpica Rossella
Fiammingo, schermitrice, diplomata in pianoforte al conservatorio e
laureata.
Molti sport di squadra sono ugualmente formativi fin dall’infanzia, il
rugby, il basket, la pallavolo, la pallamano, il nuoto sincronizzato,
l’hockey, il baseball, la pallanuoto. Tutti favoriscono lo sviluppo della
capacità di stare e cooperare in un gruppo, di lottare insieme per un
obiettivo all’interno di regole precise di cui il maestro, l’arbitro e i
genitori, ne sono i garanti.
*Crede possa essere positivo fare sperimentare contemporaneamente diversi
sport ai propri figli? *
Sarebbe preferibile avvicinarli ad uno sport alla volta, altrimenti i
bambini rischiano si confondersi e soprattutto di stancarsi troppo. Col
tempo gli sport possono essere affiancati, ma con la scuola che spesso
impegna anche il pomeriggio, sarebbe indicato non fare “abbuffate” di
attività pomeridiane sottraendo anche il sabato al gioco spontaneo e alla
vita familiare. I bambini hanno bisogno di giocare anche liberamente, di
andare in giardini attrezzati dove incontrare altri bambini, di correre nei
parchi o semplicemente di stare a casa e giocare in tranquillità.
Esistono poi gli sport stagionali, quelli che s’apprendono e praticano
d’inverno e quelli più tipicamente estivi. Aiutano a scandire il tempo e le
stagioni, creano delle belle consuetudini familiari, fanno affezionare ai
luoghi e permettono di fare nuove amicizie che restano nel tempo, come
degli appuntamenti stagionali da piccoli che possono consolidarsi e
proseguire anche nell’adolescenza quando i figli avranno progressivamente
una maggior autonomia dalla famiglia.
*Quali sono i segnali che indicano che un bambino sta vivendo difficoltà o
non è adatto per uno sport? *
Se i bambini si sentono stanchi è bene prima consultare il pediatra, che
non vi siano delle ragioni fisiche. Il disagio psicologico che si manifesta
verso lo sport è spesso un segnale di un disagio psicologico di altro tipo,
personale del bambino in un altro ambito, ad esempio a scuola. Qualche
volta, è specchio di difficoltà relazionali in ambito sportivo. Le
manifestazioni spesso sono generiche o sono solo dei piccoli indizi, che
però è importante cogliere: resistenze ad andare, pianto frequente, litigi
con i compagni e impertinenza con i maestri, blocco nell’apprendimento
nello sport e a scuola, o un peggioramento nell’andamento.
Non essere adatti per uno sport non è una questione che interessa ai
bambini, né che pone loro problemi. Si vedono spesso bambini che non sono
assolutamente portati per un’attività e che la praticano con grande
piacere, perché hanno un bel rapporto con i compagni o con l’insegnante, e
si divertono. Poiché nell’infanzia, “sperimentano”, prima o poi troveranno
uno sport per cui sono più portati.
Bisogna prestare molta attenzione però al fatto che una difficoltà sportiva
non possa essere espressione di un problema di coordinazione motoria, di
una disprassia o indice di depressione. Spesso gli insegnanti sono in grado
di rendersi conto e di comunicarlo alla famiglia che può quindi muoversi di
conseguenza verso un approfondimento o una diagnosi di altro tipo. Inoltre,
questi disturbi si manifestano sempre anche in ambito scolastico, lo sport
ne è una conferma.
*Come evitare di proiettare le proprie aspettative, se eccessive, sui
figli? *
Non è semplice ma è possibile. Innanzitutto, bisogna averne consapevolezza,
inoltre, avere delle aspettative, non di per sè è una cosa negativa. Se
pensiamo che uno dei genitori ha praticato con grande piacere uno sport
nell’infanzia e nell’adolescenza, è naturale che desideri che anche i
propri figli ne facciano esperienza. Lo spartiacque tra un desiderio
naturale e una proiezione inconscia di aspettative personali è la
forzatura.
Se uno sport non interessa o il bambino si sente troppo pressato rispetto
alle prestazioni, soprattutto quando inizia la fase agonistica, questa è
una potenziale indicazione per i genitori di allentare un po’ la presa e
riportare lo sport nell’ambito del gioco, del piacere, dell’apprendimento.
Ci sarà tempo della preadolescenza e nell’adolescenza per definire meglio
le caratteristiche anche agonistiche dei propri figli e se loro desiderano
praticare uno sport agonistico, che è sempre un grande sacrificio.
Certamente ripaga, ma si è visto, che eccessive pressioni da parte dei
genitori o dei maestri durante l’infanzia, possono scoraggiare anziché
stimolare verso l’agonismo e talvolta allontanare dallo sport, poiché
angoscianti. Senza dubbio, l’agonismo è una buona esperienza se non
imposta, resta come bagaglio personale, anche se poi i figli sceglieranno
un’altra strada.
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
– Scegliere degli sport fondamentali e formativi, soprattutto il nuoto per
la prevenzione dell’annegamento;
– Far sì che lo sport sia vissuto dai bambini sempre come un gioco e mai
come una rigida imposizione;
– Rispettare i tempi dei propri figli, non tutti sono pronti allo stesso
momento di dedicarsi all’attività pre-agonistica o agonistica;
– Non affollare la giornata e la settimana dei bambini con troppe attività,
sono già abbastanza affaticati dagli impegni scolastici;
– Confrontarsi con i maestri e gli insegnanti, che possono dare delle utili
indicazioni sia sulle inclinazioni dei propri bambini, su eventuali segnali
di disagio come resistenza a praticare lo sport, litigi, capricci, calo
dell’attenzione, difficoltà nell’apprendimento progressivo, etc.;
– Osservare i bambini e parlare con loro, se si sentono molto stanchi o per
troppo tempo, consultare il pediatra;
– Se il bambino ha un disagio emotivo manifesto, insonnia, irrequietezza,
tristezza, anche nello sport, chiedere una consulenza ad uno specialista e
ad uno psicoanalista infantile che possa dare indicazioni non solo su come
affrontare e superare il disagio;
– ma anche sullo sport più adatto da praticare in quel momento.
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